VIDEO. Dialoghi di Trani, partita l’edizione più insolita ma anche più sentita. Bottaro: «Tappa cruciale per la nostra candidatura a Capitale italiana della cultura»

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Quella che si è aperta ieri è l’edizione più insolita, ma anche probabilmente più sentita dei Dialoghi di Trani. Lo è perché fortemente voluta a dispetto di un’emergenza sanitaria che aveva concretamente messo in dubbio la sua realizzazione, peraltro già resa più che complicata dalle minori disponibilità finanziarie provenienti dalle pubbliche amministrazioni, in parte colmate con l’apporto di sponsor ptrivati.

Siamo ai dialoghi di Trani, edizione numero 19, inaugurati ieri sera sulla terrazza Davide Santorsola di Palazzo Beltrani, presente fra gli altri il sindaco, Amedeo Bottaro, alla prima uscita pubblica dopo la rielezione di martedì sera.

Il primo cittadino, prendendo spunto dal tema del festival di quest’anno, ha detto che proverà «a dare risposte concrete con l’inserimento dei Dialoghi quale partner della candidatura di Trani a Capitale della cultura italiana 2022».

Sul palco con lui, a rafforzare il concetto del sostegno alla cultura, il patron della Fodazione Megamark Giovanni Pomarico.

E così fino a domenica prossima, 27 settembre, si parlerà de «Il tempo delle domande», che sono quelle che per tutto questo periodo tutto il mondo si è posto e continua a porsi con riferimento all’uscita da un’emergenza che non è soltanto sanitaria, ma anche economica, sociale e pure culturale.

«Nei giorni e nei tempi lunghi della pandemia, nonché delle fasi di ritorno ad una ‘normalità’ tanto desiderata quanto temuta – ha spiegato Lucia Perrone Capano, presidente dell’associazione La Maria del porto, organizzatrice del festival -, si evocano e riaffermano interrogativi e inviti alla ripresa e al cambiamento che rischiano di rimanere generici, inefficaci e contingenti. I Dialoghi di Trani vorrebbero allora tentare, con l’aiuto di tutti, di focalizzare l’attenzione su alcune domande che emergono con forza e che riguardano le trasformazioni tecnologiche che investono tutte le sfere, la tutela dell’ambiente e della salute, la tenuta della democrazia, le nuove sfide del mercato del lavoro, del mondo della comunicazione, dell’educazione. Come continuare (o riprendere) a produrre, a mantenere stili di vita cui larghe parti del mondo occidentale si sono abituate, e che le altre parti del mondo aspirano a raggiungere rapidamente, e allo stesso tempo tutelare la salute degli individui, delle città, del globo con strategie sostenibili e condivise? A quali modelli, storie, tradizioni possiamo ancora riferirci?».

(foto di Antonello Pappalettera)

(video di Tonino Lacalamita)