Una giustizia giusta? Da Trani un romanzo per narrarla: «Una buona toga», di Angelo Scuderi

Mario Carli è un magistrato giudicante penale con un’idea ben radicata del giusto processo e della funzione difensiva esercitata dagli avvocati all’interno dello stesso.

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È anche padre di Carlotta, della quale si prende cura amorevolmente anche a causa della prematura morte della madre Chiara.

Con la figlia instaura un magnifico rapporto di complicità che si alimenta negli anni.

Intorno a questa storia, fortemente simbolica del mondo in cui svolge la sua professione di avvocato, il tranese Angelo Scuderi costruisce «Una buona toga», romanzo redito da Csa editrice, con prefazioen del professor Giuseppe Losappio, in vendita su tutti i circuiti on line ed in libreria.

«La narrazione vuole essere uno spunto per approfondire, nell’ambito di una vicenda con uno sfondo personale vissuta dal protagonista – spiega l’autore -, il ruolo del magistrato penale e dell’avvocato nell’ambito del giusto processo e le rispettive prerogative dei protagonisti del processo che devono necessariamente essere convogliate, attraverso un sano e corretto uso dei propri poteri ed attraverso il rispetto reciproco dei ruoli, verso l’attuazione del processo così come previsto dalla nostra Carta costituzionale».

Un romanzo, che attraverso una storia fittizia basata sull’esperienza maturata sul campo da Scuderi, prova a mettere a fuoco un problema reale, quello del corretto equilibrio fra le parti in un procedimento, che poi è la base di quello che, né più e né meno ogni cittadino si aspetta: una giustizia giusta.

Nato a Catania ma residente a Trani, 48 anni, Angelo Scuderi è un avvocato penalista del Foro di Trani iscritto alla locale Camera penale, della quale porta avanti le idee relative alle garanzie difensive nel processo accusatorio. Sposato con Anna, è padre di una ragazza di nome Sabrina.

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1 commento

  1. corretto uso dei propri poteri! ecco l’avv.SCUDERI ha esattamente indicato la differenza tra il magistrato e tutti noi…il potere che talvolta risulta come quello del pater familiae cioè di vita e di morte,magari civile.- noi cittadini ,uomini e donne , temiamo in ogni tempo quello che potrebbe succedersi nell’imbattersi anche senza colpa nelle aule della Giustizia! che bella parola se gli uomini che sono chiamati ad esercitarla fossero come la moglie di Cesare….

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