Tutti contro Tributitalia: nel processo di Roma si costituisce anche il Comune di Trani, cui la società non riversò 82mila euro

Avrebbero distratto fondi destinati a ben 84 comuni cui avrebbero dovuto riversare le entrate tributarie percepite. Fra questi anche il Comune di Trani, per 82.000 euro in un periodo di un anno e mezzo. A loro viene così contestato il reato di concorso in peculato, ma anche quello di concorso in bancarotta fraudolenta.

pubblicità

Si tratta dei vertici della società Tributi Italia – Giuseppe Saggese, Patrizia Saggese, Pasquale Froio e Mario Ortori, tutti rinviati a giudizio dal Giudice dell’udienza preliminare presso il Tribunale di Roma con prima udienza del processo fissata per il prossimo 13 gennaio 2021.

Il Comune di Trani, così come tutti gli altri enti interessati da questo procedimento giudiziario, è parte offesa e pertanto il dirigente dell’Area legale e contenzioso, Angelo Lazzaro, ha conferito l’incarico di difendere l’ente all’avvocato Riccardo Di Vizio, di Roma.

Il motivo della scelta di questo professionista, che difende anche altri enti in questo giudizio, è legato alla complessità del procedimento, alla sua ubicazione geografica ed all’attuale carico di lavoro che non consente all’avvocatura comunale di prendere in carico anche questa pratica.

Nel rinvio a giudizio dei quattro imputati si legge che «in concorso fra loro e con Paolo Revello, separatamente giudicato, ciascuno nelle rispettive qualità e con riferimento ai periodi della effettiva titolarità della carica, compivano atti distrattivi sul patrimonio della società Tributi Italia, già San Giorgio Spa, dichiarata in stato di insolvenza con sentenza del Tribunale di Roma del 27 luglio 2010».

In particolare, secondo l’accusa, avrebbero distratto somme per quasi 20 milioni di euro prelevando somme dalle casse della società senza alcuna giustificazione economica, utilizzandone altre per spese e consulenze non necessarie e addirittura dissipando risorse della società destinandole all’acquisto di un’altra, la Gestor, già gravata da una gravissima esposizione superiore ai 40 milioni di euro.

Vi è poi, come detto, il reato di concorso in peculato per il quale gli imputati, sempre secondo l’accusa, «trattenevano nella disponibilità della società, che aveva conseguito e gestiva la concessione del servizio di riscossione di tributi riferito a vari enti pubblici, ingenti somme di cui disponevano in ragione del servizio prestato, omettendo di versarle all’ente concessionario nei termini contrattuali».

Come detto, Trani è uno degli 84 comuni ai quali ai quali Tributi Italia non ha riversato somme per 82.000 euro, riferiti all’Imposta comunale sugli immobili in un periodo che va dal 2008 al 30 giugno 2009.

La città, peraltro, appare in buona compagnia in questo elenco che si apre proprio con il capoluogo regionale, Bari, e comprende Brindisi, Frosinone e tanti altri centri non capoluogo di provincia, finiti in quello che la Procura romana considera «un gravissimo disegno criminoso».

Trani e tutti gli altri enti si erano rivolti a Tributi Italia non avendo all’interno dei loro uffici ragioneria personale e strumenti per svolgere la riscossione dei tributi con la formula cosiddetta “in house”, e pertanto avevano scelto di esternalizzare il servizio rivolgendosi a tale società.

pubblicità

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.