Transazione con «sconto» al ristorante, gli indagati della Procura di Trani diventano nove

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Il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Giuseppe Francesco Aiello, ha nuovamente notificato l’avviso di conclusione delle indagini non più ad otto ma nove fra imprenditori, dirigenti, funzionari ed amministratori comunali (ex o in carica), con riferimento alla delibera di giunta, approvata il 6 settembre 2016, con cui si stabiliva di attivare il recupero dei debiti della società Le lampare al fortino, nei confronti del Comune, per canoni non pagati relativamente alla locazione della chiesa sconsacrata di Sant’Antuono, adibita a locale della ristorazione.

La seconda notifica è legata al fatto che, adesso, è indagato anche Antonio Del Curatolo, rappresentante legale della società. Gli altri sono l’ex dirigente del Settore patrimonio, Giovanni Didonna, il responsabile dell’Ufficio legale, Michele Capurso, il sindaco, Amedeo Bottaro, gli ex assessori Giovanni Capone (proponente), Raffaella Bologna, Debora Ciliento e Grazia Distaso, l’assessore in carica, Luca Lignola. La pubblica accusa contesta agli indagati, in concorso, l’abuso d’ufficio ed il falso.

La somma da pagare veniva fissata in 191.000 euro, comprensivi degli interessi legali, ma escludendo dal debito della società concessionaria 60.000 euro, mediante compensazione con i canoni di concessione dovuti, poiché a tanto ammontava l’importo dei lavori demolizione e ricostruzione del solaio in latero-cemento (foto), eseguiti dalla società sull’immobile di proprietà del Comune.

Del Curatolo entra in scena perché, secondo l’accusa, «ometteva di informare il Comune di avere ottenuto dal Ministero per i beni e le attività culturali un contributo per lavori e forniture tra l’altro di stretto carattere restaurativo e conservativo. Da questo erano stati ritenuti non ammissibili tutti i lavori eseguiti sul corpo addossato all’ex chiesa, oggi adibita a cucina» ed al centro dell’indagine.

Inoltre, in concorso con Didonna, l’abuso d’ufficio «poiché omettevano di attivare il procedimento di decadenza della precedente concessione, procurando intenzionalmente alla società un ingiusto vantaggio patrimoniale consistente nella prosecuzione del godimento e sfruttamento economico dell’immobile».

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