Trani, la famiglia Bini vuole ristrutturare la villa: presentato progetto alla Soprintendenza

La famiglia Bini, proprietaria della storica villa al centro del parco denominato Giuseppe Petrarota (già Villa Bini), a sua volta di proprietà comunale, ha dato incarico ad un professionista di elaborare un progetto di ristrutturazione da sottoporre al vaglio della Soprintendenza. Nel frattempo, nei giorni scorsi si è già provveduto a fare rimuovere le masserizie accumulate da persone senza fissa dimora, che stazionavano abusivamente lungo il perimetro della villa stessa.

Il bene è tutelato dalla Soprintendenza dal 1999 e, adesso, sempre dagli stessi uffici di tutela che riguardano le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia si attende il semaforo verde per il restauro conservativo dello stabile, nel quale uno o più componenti quel nucleo familiare vuole tornare a vivere, sfruttando così l’eredità di famiglia.

Nel frattempo, accordi sono in corso con l’Ufficio tecnico comunale per la sostituzione della poco pregevole recinzione in cartongesso che cinge la villa, molte parti della quale sono mancanti e avevano così favorito l’accesso dei senza fissa dimora lungo il perimetro dello stabile.

I lavori si spera comincino quanto prima e, qualora Villa Bini dovesse essere effettivamente riqualificata e nuovamente abitata, questo sarebbe certamente un forte deterrente contro tutti gli atti vandalici che finora si sono susseguiti nel parco pubblico, inaugurato il 3 maggio 2012 dal sindaco dell’epoca, Giuseppe Tarantini.

Quel giorno la stessa famiglia Bini era affacciata al balcone della loro proprietà, ma soltanto per godersi lo spettacolo dell’inaugurazione da una posizione privilegiata. In realtà, da tempo quello stabile non è più abitato ma adesso, soprattutto sull’onda emotiva del progressivo degrado del parco e per un riemergente senso di appartenenza e spirito identitario, si vuole puntare a recuperarne il fascino con una rigenerazione che parta, paradossalmente, proprio da privato.

Al Comune il compito di raccogliere la sfida e dotare parco Petrarota, con all’interno Villa Bini, di tutte le misure utili ad evitarne l’accesso abusivo e, soprattutto, verde, arredi e servizi che ne facciano una vera e propria seconda villa comunale, come sarebbe dovuto essere dal primo momento. Purtroppo, il mancato affidamento in gestione del bene non l’hanno aiutato a diventare quello che sarebbe dovuto essere, restando sostanzialmente un grande incompiuta.

Ed è quanto sottolinea il consigliere comunale Vito Branà,del Movimento cinque stelle, che a sua volta ha scritto alla Soprintendenza proprio con riferimento al parco pubblico. «All’interno del giardino sono presenti alberi secolari e due piccole costruzioni – scirve -, rispettivamente una garitta/guardiania edificata nello stile eclettico della villa ed una con adiacente pesa per camion, sempre dell’epoca. Tra il giardino e la villa c’è però quella orrenda recinzione da cantiere: chi ne è responsabile, giacché l’area ceduta al Comune nel Pue Lapietra dovrebbe essere definitivamente delimitata?»

Vi è, poi, il problema dell’accesso libero dall’ex area Lapietra, lungo un confine delimitato da recinzioni metalliche modulari amovibili: «Ed in effetti esistono alcuni varchi – fa sapere Branà -, così che molti residenti nei palazzi costruiti nell’area ex Lapietra utilizzano il giardino come passaggio per raggiungere le loro proprietà, in pratica una scorciatoia. Questo non sarebbe nemmeno sbagliato – considera -, anzi, più persone entrano e più controllo c’è. Ma il solo transito garantisce molto poco e i frequenti episodi di vandalismo segnalati negli ultimi anni ne sono prova».