Trani, i dettagli dell’operazione Knockout. Arrestate anche due donne che nascondevano una pistola sotto un fasciatoio

Quattro arresti in carcere e tre ai domiciliari, tutti a carico di soggetti di Trani (uno residente a Siderno) con precedenti. Fra questi, anche due donne che avevano persino occultato una pistola sotto un fasciatoio.

È questo il bilancio dell’operazione Knockout (di cui avevamo anticipato stamani), condotta dai Carabinieri della Compagnia di Trani per conto della Direzione distrettuale antimafia di Bari (Pm Chimienti, Gip Mattiace).

Oltre 50 i militari impiegati per l’occasione, anche con elicotteri e unità cinofile, all’esito dell’indagine nata da un’operazione del 13 aprile 2019, sempre a Trani.

Quel giorno furono ritrovati 4 chili di droga, un’arma da guerra, altre armi ed un giubbotto antiproiettile a casa di uno degli arrestati, poi la Dda di Bari ha fatto luce sull’intero scenario ed oggi, fra le altre, sono tornate in carcere due persone già arrestate in quella occasione.

Gli inquirenti sostengono che, con questo nuovo intervento, sono state evitate possibili azioni di fuoco, particolarmente cruente, che avrebbero coinvolto anche soggetti di Trinitapoli e San Ferdinando.

Uno degli arrestati di Trani fa parte della banda degli estorsori dell’operazione Point break, ma lo scenario è ben diverso e ben più grave, come emerso anche e soprattutto dalle intercettazioni effettuate, risultate molto utili.

Le indagini hanno reso possibile accertare gravi indizi a carico degli indagati che sfruttavano l’abitazione di Gennaro Romanelli, incensurato e padre di Salvatore Romanelli, per detenere grossi quantitativi di droga e armi anche da guerra. Hanno consentito di acclarare che le abitazioni dei Romanelli erano un vero e proprio “deposito” di droga da cui Luisa Capogna la prelevava mettendola a disposizione per il successivo smercio da parte di Armando Presta, Emanuele Sebastiani e Luca Soldano. Le captazioni in carcere hanno consentito di accertare che non era la prima volta che tutti gli indagati sfruttavano l’abitazione di Gennaro Romanelli come “base logistica” per la detenzione di droga e armi. L’attività investigativa ha consentito di accertare un forte legame di “mutuo soccorso” fra tutti gli indagati. Infatti si è potuto accertare che alle spese legali seguite all’arresto dei Romanelli avrebbe provveduto il Soldano Luca congiuntamente ad altre persone. Ciò s riprova proprio dell’aiuto reciproco che gli indagati prestavano tra loro. Il sostegno reciproco inoltre non era solo “limitato” al pagamento delle spese processuali. Gli indagati si preoccupavano anche di fornire un sostegno alle famiglie dei ristretti in carcere e dalle intercettazioni emerge rammarico per la mancanza di questo genere di supporto in questa circostanza.

L’operazione odierna è, in parte da mettere in relazione con l’operazione NEMESI condotta dai Carabinieri di Foggia in cui, il 7 giugno 2019, rimasero coinvolti il Presta e il Sebastiani venendo attinti da misura cautelare in carcere. Questi due, infatti, insieme sono stati considerati un gruppo di fuoco a disposizione del clan Carbone-Gallone. I due avrebbero dovuto compiere un’azione di fuoco nel comune di San Ferdinando di Puglia nei confronti del clan avverso Valerio-Visaggio. Propositi omicidiari, dunque, fermati solo grazie alle indagini dei Carabinieri operanti anche nei comuni di Trani e Bisceglie. Proprio in quest’ultimo comune infatti nel maggio del 2019 veniva arrestato Presta Armano per la violazione sulla normativa alla sorveglianza speciale cui era sottoposto. In quella circostanza questi era accompagnato da Sebastiani Emanuele ed avevano appena incontrato il principale esponente del clan Carbone-Gallone, Giuseppe Gallone. 

Nei primi mesi del 2019 erano forti le fibrillazioni fra i gruppi criminali organizzati che operano tra il sud Foggiano e il nord della provincia Barletta-Andria-Trani. L’impeccabile direzione dell’Autorità Giudiziaria della Procura Distrettuale Antimafia di Bari però, supportata da un diuturno, intensissimo e proficuo coordinamento “real time” di molti reparti dei Carabinieri attraverso il quale è stato possibile realizzare una massiccia, penetrante e qualificata manovra info-investigativa, ha consentito di contenere le azioni di fuoco dei clan che si combattevano. Infatti con il rito abbreviato sia il Presta che il Sebastiani sono già stati condannati in primo grado a 3 anni e 4 mesi di reclusione più la multa di 10 mila euro per i reati contestati loro con l’aggravante prevista dall’art. 416bis 1 (cosiddetto” metodo mafioso”).

Gli indagati:

1.    CAPOGNA Luisa, classe 1982;

2.    PRESTA Armando, classe 1971;

3.    ROMANELLI Salvatore, classe 1982;

4.    SEBASTIANI Emanuele, classe 1976;

5.    LUPO Debora, classe 1998;

6.    ROMANELLI Gennaro, classe 1955;

7.    SOLDANO Luca, classe 1976;

La misura carceraria è stata applicata nei confronti degli indagati indicati dal numero 1 al 4. Ai restanti sono stati inflitti gli arresti domiciliari.