«Torniamo a leggere Dante»: ieri la lectio magistralis del professor Giulio Ferroni

«Non facciamo diventare Dante un’icona pop: il mio invito è leggere e conoscere le sue opere».

A dirlo ieri è stato il professor Giulio Ferroni, uno dei più noti accademici italiani e autore del saggio “L’Italia di Dante”, durante la sua lectio magistralis nel cortile esterno della Biblioteca comunale.

Si è trattato del secondo appuntamento di giugno per le anteprime della XX edizione dei Dialoghi di Trani, organizzato dall’Associazione culturale di promozione sociale La Maria del porto e dall’Assessorato alle Culture della Città di Trani, in collaborazione con il Comitato di Trani della Società Dante Alighieri.

La lectio magistralis è stata introdotta dalla professoressa Grazia Distaso che, commentando il libro di Ferroni, ha detto: «Si tratta di un originale percorso di un moderno viaggiatore, un viaggio di conoscenza e di turismo culturale, ma non manca l’evocazione degli ambienti».

L’accademico si è poi detto sinceramente felice della sua presenza a Trani: «È una città straordinaria: quando si guarda la Cattedrale vorremmo fermare il tempo per contemplarla, è un unicum nel mondo».

Ferroni ha poi spiegato il modus operandi del suo viaggio: «Nell’analisi dei luoghi vissuti o citati da Dante non ho seguito il suo ordine, ma ho diviso l’Italia in zone geografiche. In questo viaggio ho ritrovato quello che ho imparato negli anni, alcuni autori e poesie. La grande novità del poeta è di aver posto in primo piano l’autore con la sua vita, costruendo così l’idea del personaggio moderno, trasferendo la persona in un modello letterario. Sicuramente ci sono altri libri sui luoghi danteschi – precisa Ferroni – ma nel mio ci sono anche altre impressioni: si parla sia dei luoghi di Dante sia di quelli che io ho attraversato per trovarli».

Sono tante le attuali celebrazioni del sommo poeta, ma il professore avverte: «Si celebra Dante ma spesso si dimentica di leggerlo. Bisogna tornare a conoscerlo, sentendo il senso della distanza».

Clicca qui per ascoltare l’intervista al professor Giulio Ferroni.