Sistema Trani, via alle repliche delle difese: chieste le assoluzioni per Giachetti, Modugno e Guidotti

Una seduta fiume di quasi sette ore, sebbene intervallate da alcune pause. Tanto è servito, ieri, per avviare la discussione da parte delle difese con riferimento alla requisitoria con cui lo scorso 1mo dicembre il pubblico ministero ha richiesto condanne, estinzioni dei reati ipotizzati per prescrizione ed assoluzioni nei confronti degli imputati del processo «Sistema Trani», che volge al termine.

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Ieri era fissata la prima delle tre udienze in cui i difensori sono stati chiamati a replicare alle richieste della pubblica accusa e tutti, a vario titolo, lo hanno fatto richiedendo a loro volta l’assoluzione dei loro assistiti perché il fatto non sussiste, ovvero non costituisce reato, o in subordine l’estinzione per intervenuta prescrizione.

A parlare, in particolare, sono stati tre legali per conto di quattro imputati, di cui tre del secondo filone ed uno del primo.

Salvatore Daluiso ha discusso per Vincenzo Giachetti, all’epoca dei fatti contestati presidente della Vigilanza notturna tranese. L’imputato nel primo filone è parte civile, nel secondo destinatario di una richiesta di condanna a 3 anni complessivi, per concorso in falso e peculato, ipotesi che il suo legale ha cercato di smontare.

«Nel capo di imputazione si confonde il termine “proroga” con il termine “affidamento” – ha premesso Daluiso -. Ma non si era emanata ancora una gara, quindi non eravamo in presenza di continue proroghe, ma di costanti nuovi affidamenti. Tutto questo è pienamente previsto nel Testo unico degli enti locali e lo era anche nel contratto fra Comune e Vigilanza notturna».

Più nel merito delle accuse rivolte a Giachetti, «lo si accusa di essere stato istigatore delle condotte penalmente rilevanti di pubblici ufficiali – ha ricordato Daluiso -, ma è un assurdo che non trova elementi di prova. A meno che l’essere stato il beneficiario degli affidamenti sia stata la conseguenza di un’istigazione che è tutta da provare. La verità è un atto di indirizzo della giunta compare solo in un secondo momento, e la conseguente determinazione dirigenziale dispone un affidamento di sei mesi e, comunque, fino all’aggiudicazione dell’indicenda gara di appalto. Ed il ritardo era ascrivibile alla carenza d’organico degli uffici comunali».

Vi è poi il caso di due assunzioni in Vigilanza notturna, in favore di altrettante persone segnalate rispettivamente dagli imputati Modugno e Savoiardo, che si sarebbero realizzate in forza di quel presunto accordo «in cambio di proroghe che però abbiamo dimostrato inesistenti. Ma qui il fatto non costituisce reato – ha chiarito il difensore di Giachetti -, che il ogni caso sarebbe prescritto».

Quanto alle contestazioni – che sono state anche della Corte dei conti – sui servizi aggiuntivi che generavano anche maggiori costi, «erano formalmente previsti nelle determinazioni, furono tutti effettuati e documentati e venivano chiesti anche da organi esterni al Comune – ha tenuto a precisare Daluiso -, quali il presidente del Tribunale ed il procuratore della Repubblica».

Con riferimento ad un altro capo di imputazione, vale a dire il presunto rapporto diretto fra Giachetti e De Feudis, altro imputato di spicco del secondo filone, ma unico fra gli indagati di quello ad essere arrestato, «non è in alcun modo provato, anzi è inesistente. Il rapporto sarebbe stato con il dirigente Modugno ed il funzionario Savoiardo – ha chiarito Daluiso -, ma la recente sentenza della Corte dei conti ci dice che entrambi sono stati solo negligenti nei controlli, ma non autori di condotte illecite, che vengono attribuite a De Feudis. Di conseguenza Giachetti è esente da responsabilità e non ha distratto denaro pubblico perché si è limitato ad eseguire ordini di servizio e, in alcune occasioni, sollecitare pagamenti che tardavano. E quei servizi furono resi perché richiesti, e non certo su istigazione di Giachetti nei confronti di chicchessia.

Ha chiuso la serie degli interventi l’avvocato Claudio Papagno, difensore dell’ex dirigente e comandante della Polizia locale, Antonio Modugno, indagato nel secondo filone. Secondo l’accusa, grazie alle manomissioni informatiche di De Feudis, avrebbe firmato determinazioni e liquidazioni in serie in favore della Vigilanza notturna, tanto da meritarsi una richiesta di condanna di 3 anni e 6 mesi, sebbene per altre ipotesi sia intervenuta la prescrizione.

«Come si fa a parlare di abuso d’ufficio – ha esordito il legale – se il servizio della sorveglianza degli immobili era necessario perché pubblico e quindi da non interrompere? E quale altra strada si sarebbe potuta seguire, se non il riaffidamento nell’assenza di una gara? Il dottor Modugno solo nel 2010 ricevette l’atto di indirizzo della giunta per fare la gara e si attivò per istruirla. A questo punto resterebbe il presunto dolo del falso ideologico, che la pubblica accusa evince dalla frase sistematica, in ogni determina, “nelle more dell’espletamento di una nuova procedura di gara”. Ma questa formula si presta a più di una interpretazione, e allora posso ritenere provato il dolo? Per questo chiedo l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato o, in subordine, l’estinzione per prescrizione.

Quanto all’accusa di corruzione, «già il Gip aveva rigettato l’arresto ritenendo l’ipotesi “suggestiva” – ha ricordato Papagno -. Infatti, avere previsto nella gara la sede operativa a Trani non significava fare il bando su misura della Vigilanza notturna, ma su misura per Trani, dove l’organico dei vigili era molto carente e, dopo le 20, la città diventava terra di nessuno».

Ma veniamo all’accusa più importante, quella delle modifiche agli impegni di spesa. «Di certo non li ha voluti il dottor Modugno. Il meccanismo era macchinoso e l’accesso al bilancio l’avevano solo i dipendenti della Ragioneria. Quindi, negli impegni di spesa si faceva sempre e solo riferimento alla cifra originaria del ri-affidamento. E chi avrebbe dovuto fare il controllo sarebbe dovuto essere il dirigente dell’Area finanziaria. E allora non possiamo parlare di dolo, ma negligenza e quindi colpa. Tanto è vero che questa circostanza torna proprio nella recente sentenza della Corte dei conti con riferimento alle posizioni di Modugno e Savoiardo, condannati in via marginale per non avere controllato, e quindi per la colpa e non per il dolo».

La sentenza dei giudici contabili è nata da un’indagine della Guardia di Finanza, che Papagno ha giudicato “parziale”. «Infatti –  ha spiegato -, l’importo addebitato a Modugno e Savoiardo è 61.000 euro, ma va fortemente rivisto al ribasso perché non si è tenuto conto di manifestazioni come Calici di stelle, la replica della porta di bronzo della Cattedrale e tante altre: tutte erano di interesse pubblico e i servizi per quelle manifestazioni furono regolarmente svolti e andavano pagati».

Papagno poi, questa volta in qualità di difensore dell’ex dirigente Domenico Guidotti, è intervenuto anche sull’impegno di spesa per il servizio di attacchinaggio e data-entry. «In realtà l’impegno di spesa non era indicato perché il bilancio non era stato ancora approvato- ha fatto osservare in aula -, ma per farlo si sarebbe dovuto attendere l’insediamento della nuova amministrazione. Così lui, nel frattempo, riaffidò il servizio alla cooperativa Un amico per Trani per non interrompere un servizio pubblico e, con esso, l’attività di accertamento e riscossione dei tributi. Poi si insediò la nuova amministrazione, Guidotti terminò il suo incarico ed il suo successore quell’affidamento lo utilizzò senza alcun problema, di fatto avallandone la legittimità: a carico di Guidotti il Pm aveva chiesto 8 mesi per concorso in falso ideologico; la difesa ne chiede l’assoluzione.

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