Sistema Trani, i difensori di De Feudis e Addamiano: «Dipinti con poteri mai avuti, vanno assolti»

Nel secondo filone dell’inchiesta Sistema Trani, chiuso nel 2016 e poi unificato al primo, spicca la figura dell’istruttore contabile della Ragioneria comunale Sergio De Feudis. Secondo l’accusa, grazie alle sue alterazioni informatiche, si sarebbero liquidate somme maggiorate a Vigilanza notturna e cooperativa Un amico per Trani: per questo il Pm ha chiesto per lui 5 anni, insieme ad alcune prescrizioni ed un’assoluzione. Il primo dei due difensori che hanno discusso per lui è l’avvocato Luigi Covella.

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De Feudis è stato impropriamente dipinto come un deus ex machina senza averne mai avuto i poteri. Stiamo parlando di un semplice impiegato che avrebbe fatto cose tali da portare quasi il Comune al fallimento.

In ogni caso, gli si imputavano distrazioni di fondi per quasi 800.000 euro, ma alla luce dei fatti ne sono rimasti al momento 62.200, che poi diventeranno zero. Eppure, si chiede per lui una pena di 5 anni, fra altri reati prescritti e nessuna assoluzione chiesta. Ma noi possiamo dimostrare che così non è.

Infatti, ammesso e non concesso che abbia manomesso il sistema informatico, il Comune non ha patito alcun danno e di quelle somme non si è messo nulla in tasca, come testimonia l’archiviazione dell’indagine a suo carico per riciclaggio ed autoriciclaggio. E neanche utilità: né assunzioni per i figli, né un assessorato alla moglie.

Di certo, anche nel caso di De Feudis le fonoregistrazioni ci dicono altro rispetto ai verbali riassuntivi. E se il pubblico ministero avesse fatto il suo dovere fino in fondo, De Feudis sicuramente non sarebbe andato in carcere.

Ed anche l’associazione per delinquere non si può liquidare con una prescrizione, ma nel merito perché non c’è stata.

Va anche detto che gli accessi non autorizzati c’erano stati anche prima, durante e dopo: e quale sarebbe, allora, la prova certa?

E chi ci dice che De Feudis fosse un esperto di informatica? Le manomissioni sono di chi ha profonde conoscenze in materia, ma non c’è nulla che ci dica che De Feudis avesse quelle conoscenze.

Quanto ai rapporti con la cooperativa Un amico per Trani, non quadra il rapporto fra le ingenti somme che De Feudis avrebbe distratto in loro favore, ed il modesto riconoscimento che l’accusa ipotizza di 5.000 euro mensili.

In tutte le accuse contro De Feudis c’è sempre qualcosa di forzato, e spesso la pubblica accusa ha peccato di superficialità.

E chi erano De Feudis ed il dipendente della cooperativa Addamiano per minare alle fondamenta l’attività della pubblica amministrazione? A me sembra che i veri rapporti li avessero i vertici della cooperativa, con la quale il Comune interruppe i rapporti per presunte irregolarità dei Durc.

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A Covella si è poi unito l’avvocato Claudio Papagno.

È di tutta evidenza che gli sviluppi processuali sono giunti a conclusioni diverse rispetto si capi d’accusa. E questo perché gli accertamenti informatici durante le indagini sono stati superficiali. Nei fatti, gli vengono contestate condotte che tecnicamente non avrebbe potuto fare. Mentre le persone che avrebbero avuto quelle conoscenze erano tre: dirigente; funzionario; responsabile della manutenzione.

Di certo, De Feudis non si è messo un soldo in tasca e allora che interesse avrebbe avuto nel fare le alterazioni informatiche? Forse lo avevano altri per evitare i debiti fuori bilancio.

Le richieste sono di assoluzione, riqualificazione di alcuni reati e, in estremo subordine di estinzione per prescrizione.

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Infine, il caso dell’attacchinaggio relativo alla cooperativa Un amico per Trani: «Il servizio avveniva sotto la regia di De Feudis – ha sostenuto il Pm nella requisitoria -, ma c’è un dettaglio in più: i soldi della colla e della benzina dove finivano? Dagli esami dei testi possiamo dedurre che una parte di quei soldi li prendeva anche Carlo Addamiano (operaio della cooperativa, ndr)». Da qui la richiesta di condanna a 4 anni per quest’ultimo. Il suo difensore è Gianluca Giorgio.

Chi mi ha preceduto ha già delineato lo scenario ed io mi chiedo: cosa c’entra Addamiano in questa storia? Perché diventa correo di concorso in concussione con De Feudis? Perché avrebbe costretto i vertici della cooperativa, istigato da De Feudis, a versare soldi in cambio di inesistenti forniture di colla e benzina?

Eppure quei soldi servivano davvero per colla e benzina, cioè per le semplici attività della cooperativa. Anche perché i mezzi usati erano due. Alla guida della cooperativa non c’erano persone sprovvedute, tanto che gestivano anche altre cooperative. Allora Addamiano chiedeva i soldi che servivano e spettavano a lui, altrimenti avrebbe denunciato la cooperativa al sindacato. Non era estorsione, quindi, ma rivendicazione di un diritto, onde evitare una vertenza di lavoro. Tanto che, dopo alcuni mesi senza paga, Addamiano e gli altri dipendenti entrano in una nuova cooperativa che rileva il servizio, Albachiara.

È una storia piena di contraddizioni soprattutto a seguito delle dichiarazioni rese da chi presiedeva la cooperativa, ma non certo per responsabilità di Addamiano. E questi con De Feudis aveva un rapporto più conflittuale che amichevole, perché era l’unica valvola di sfogo delle lamentele a fronte dei mancati pagamenti. I soldi, dunque, finivano a chi gestiva la cooperativa ed i testi sono stati esaminati tutt’altro che all’insegna delle pressioni.

Da qui la richiesta di assoluzione perché il fatto non sussiste.

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