Perché conoscere ancora le lingue antiche? La riflessione di uno studente del Liceo Classico

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È ancora utile nel ventunesimo secolo studiare il greco antico e il latino, due lingue morte? Per chi frequenta il liceo classico e per chi lo ha frequentato, queste due lingue antiche si sono sempre dimostrate un difficile obiettivo da raggiungere. Infatti, il latino, così come il greco antico, presenta quella gran complessità morfologico-sintattica che è ancora il peggior incubo di qualsiasi studente o ex-studente di lingue classiche.

Secondo i sostenitori, l’utilità della conoscenza delle lingue antiche sarebbe una semplice palestra per le competenze logico-deduttive grazie, per l’appunto, al grado di difficoltà dello studio di queste due materie scolastiche. Tutto vero, assolutamente. Ma se solo questa fosse l’utilità del latino e del greco perché non intraprendere lo studio di lingue moderne complesse come il  cinese, l’arabo, il tedesco che sono ancora parlate? E che differenza farebbe sviluppare le stesse facoltà con la matematica, la chimica o dei semplici quiz? Ecco che crolla l’impero degli “utilisti” che aggiunge motivazioni a coloro che reputano lo studio   di   queste   due   lingue    arcaiche inutile. In primis, sradichiamo questo concetto nocivo di utilità; la visione degli “inutilisti”, infatti, si basa sul concetto intorno alla frequente affermazione «A un colloquio di lavoro non mi chiederanno l’aoristo primo del verbo greco!». Saranno innumerevoli le persone che avranno pronunciato  o ascoltato parole simili, concordando o trovandoci un fondo di verità: niente di più scoraggiante per uno studente e un docente. Le cose quindi sono utili solamente se garantiscono un posto di lavoro? Sono utili solamente se possono permettere un buon reddito? Una cosa per essere definita utile deve essere fine solo al benessere economico e materiale? Quindi sono utili esclusivamente gli studi tecnici? 

È ancora considerato utile avere una morale definita, una memoria, una coscienza e una conoscenza vera e profonda del proprio intimo spirito? Il latino e il greco antico permettono un’alta formazione del pensiero attraverso la loro natura viva e attuale, quella degli scritti degli antichi re e pensatori, schiavi e uomini umili. La lingua greca e quella latina non sono lingue morte, non lo sono mai state; la letteratura è la forma di parola più viva e permanente che possa esistere, perché considerarla secondaria a quella parlata? È giusto anche specificare che  la lingua  latina  in forma  orale  trova ancora spazio nella Chiesa Cattolica, nel diletto e nella stessa lingua italiana attraverso espressioni manifestamente latine. Non è corretto, né tantomeno rispettoso considerare inutile il monumento storico di una civiltà che ha dato le basi dell’Europa, della nostra letteratura, del nostro presente. 

Inoltre, il latino e il greco antico sono belli. Perché guardare sotto il critico occhio materialista la bellezza grafica, espressiva e storica delle lingue antiche, quando è la stessa  bellezza che spinge l’essere umano alla curiosità, al benessere fisico e mentale? Abbandonarsi nella lettura di un classico dimostra come la ricchezza espressiva e morfologica di queste lingue sia quasi senza confini, trasportando il lettore alla meditazione anche su una sola parola! Si possono nascondere universi dietro alle composizioni dolci di Saffo, alla grandezza del pensiero ciceroniano, alla stoica speranza di Marco Aurelio, agli stupendi versi di Catullo. Il valore antropologico di analisi di noi stessi si riassumono nelle parole tragiche di Euripide, che nelle sue opere tratta l’animo umano come strumento persino di autodistruzione, e in innumerevoli e mirabili autori che appassionano ragazzi, anziani e giovani. Il valore interpretativo e l’occasione di interpretazione data da queste lingue è immensa e come, se non con l’interpretazione, possiamo comprendere noi stessi e gli altri? 

In conclusione, questo articolo vuole essere un elogio alla grandezza di due lingue che consiglio di rendere proprie come un secondo cuore che ognuno di noi non potrà mai possedere se non grazie a se stesso. Se tutto questo è vero, se tutto questo è valido e non utile, allora l’impetuosità   di   Achille,  la  saggezza  di Esopo, la morale di Lucrezio saranno vincoli di  un  legame  che    non    potrà    mai   spezzarsi tra il mondo contempo-raneo, la nostra interiorità e l’importanza del greco e del latino nella vita moderna di ognuno di noi.  

Marco Curci 2 B Liceo Classico