Paolo Rossi, l’addio di Trani nel ricordo del bagno di folla con lui del 25 maggio 2012

Il calcio italiano e quello mondiale sono in lutto per la morte di Paolo Rossi, 64 anni, avvenuta nella notte e che giunge a pochi giorni da quella di Diego Armando Maradona.

Proprio contro il Pibe de oro Rossi disputò la prima delle partite della seconda fase che avrebbero proiettato nel 1982 l’Italia sul tetto del mondo: in quella gara, vinta dall’Italia 2-1, Maradona fu annullato da Gentile e Rossi continuò la sua astinenza da gol (segnarono Tardelli e Cabrini).

Ma poi Pablito si sarebbe clamorosamente sbloccato contro Brasile (tripletta), Polonia (doppietta) e Germania (primo gol della finale), diventando l’uomo Mundial e meritandosi anche il Pallone d’oro per le sue formidabili prestazioni.

Oggi lo ricordiamo perché, il 25 maggio 2012, Rossi fu ospite del centro sportivo Ponte Lama, per presentare in un bagno di folla (e soprattutto bambini) il suo libro dal titolo «1982. Il mio mitico mondiale». Ne riproponiamo l’intera recensione e le foto (di Luciano Zitoli) di quella bellissima serata, a cura della libreria Tranilibri e con la presenza del sindaco dell’epoca, Gigi Riserbato.

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«È un libro non auto celebrativo, ma uno strumento affinché ogni italiano possa riconoscere se stesso nei racconti di quei giorni, perché sembra proprio che chiunque ricordi ancora perfettamente cosa stesse facendo mentre noi compivamo quell’impresa». Così Paolo Rossi, a Trani, nell’autentico autentico bagno di folla (soprattutto tanti bambini delle scuole calcio) per la presentazione di «1982. Il mio mitico mondiale», scritto a quattro mani con Federica Cappelletti ed edito da Kowalski. L’evento è stato organizzato da «Tranilibri», con la collaborazione delle scuole calcio “Nicola Di Leo” e “Ponte Lama”, nel cui complesso sportivo si è svolto con la partecipazione del tenore Girolamo Binetti.

Chi vi scrive ha aperto la serata dello scorso 25 maggio ricordando pubblicamente che quello stesso giorno il grande Gaetano Scirea avrebbe festeggiato il suo 59esimo compleanno. «Vero – ha confermato Rossi -, e stiamo parlando del campione dei campioni, un modello di calciatore ed uomo, un simbolo di sportività e correttezza che, per quello che ricordo, non subì neanche un’espulsione in carriera. E quanto ci manca ancora oggi».

Poi è stata una serie di ovazioni, per lui, Pablito, il capocannoniere del mondiale vinto in Spagna trent’anni fa, di cui capocannoniere ed al termine del quale fu anche proclamato “Pallone d’oro”. Rossi ha ripercorso con il suo intervistatore non soltanto quegli indimenticabili giorni, ma anche il clima che progressivamente aveva portato a quel trionfo. Un trionfo del calcio italiano e del gruppo guidato da Enzo Bearzot, ma anche e soprattutto di un Rossi rinato appena in tempo da due anni di ingiusta squalifica per il calcio scommesse del 1980.

Tanto che Rossi apre il suo libro proprio ricordando quanto quel provvedimento lo avesse provato e quanto ne avesse pagato le conseguenze nella parte iniziale del mondiale spagnolo, quando l’Italia non vinceva e lui non vedeva la porta. Poi, all’improvviso, l’impresa dei compagni contro l’Argentina al Sarrià (oggi centro commerciale) e, subito dopo, in quello stesso stadio, il trionfo contro il Brasile suggellato per sempre dalla sua mitica tripletta. Rossi avrebbe segnato anche una doppietta alla Polonia nella semifinale del Camp Nou e la rete apriscatole contro la Germania nel Bernabeu di Madrid, sotto gli occhi del Presidente della Repubblica più amato dagli italiani, quel Sandro Pertini di cui Rossi, nel suo libro riferisce le testuali e storiche dichiarazioni: «Alla faccia delle etichette, a ogni gol mi alzavo e mi scatenavo, e alla fine ho urlato: “Non ci prendono più, non ci prendono più”. È stata una delle gioie più grandi da quando sono presidente».

Dicevamo della “bufera calcio scommesse” di ieri, che Rossi non compara con quella odierna: «Dico solo che nel calcio i comportamenti illeciti non restano impuniti. Non mi risulta che qualcuno l’abbia mai fatta franca e questo, per fortuna, aiuta il calcio a non perdere la credibilità e la gente a non smarrire la passione».

Di una sola storia Rossi ha preferito non parlare: la presunta combine fra Italia e Camerun per il passaggio degli azzurri al secondo turno. Su quella storia, mai dimostrata, Oliviero Beha e Roberto Chiudi ci hanno scritto un intero libro nel 1984. Rossi, invece, nel suo, non vi ci spende neanche un rigo.

Infine, siparietto con Nicola Di Leo, il portiere tranese al quale Rossi avrebbe segnato un solo gol, su rigore, in una partita fra Avellino e Perugia (causalmente le stesse squadre della gara che gli costò la squalifica): Di Leo ha mostrato al suo ex collega una foto in cui sembra che quel tiro dagli undici metri lo stesse parando, e Rossi, imbarazzato, ha ammesso: «Non ricordo se segnai». E Di Leo sorridendo: «Neanche io, ma allora adesso mi convinco che quel rigore davvero te lo parai».