Omesse comunicazioni per fare riammettere in servizio un suo cliente, assolta in appello Pina Chiarello: «Il fatto non costituisce reato»

La Prima sezione penale della Corte di Appello di Bari, con sentenza depositata lo scorso 20 settembre, ha assolto l’avvocato Giuseppina Chiarello, perché il fatto non costituisce reato dalle ipotesi contestatele per effetto delle quali era stata condannata in primo grado a nove mesi dal Tribunale di Trani il 23 ottobre 2018.

I fatti si riferiscono alla riammissione in servizio di un ex dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Trani, per effetto della quale l’avvocato Chiarello era stata condannata per avere omesso alcune comunicazioni relative al suo assistito in merito ad un procedimento che lo vedeva indagato: così facendo, avrebbe indotto in errore il Comune, che di conseguenza non avrebbe dovuto riammettere in servizio il suo dipendente.

I difensori di Chiarello in appello, gli avvocati Roberto Eustachio Sisto e Angelo Loizzo, hanno portato avanti la tesi per cui la loro assistita aveva svolto le funzioni di difensore nel processo a carico del suo cliente agendo esclusivamente in nome e per conto dello stesso e nell’esclusivo suo interesse, senza coinvolgimento interessi personali nella vicenda.

Peraltro, all’indomani della sentenza di primo grado, avevano fatto rilevare in una nota che si stesse discutendo «di una presunta e quanto mai improbabile truffa per un ammontare di 400 euro, il cui beneficiario sarebbe stato al limite il cliente dell’avvocato Chiarello».

Entro 90 giorni avverrà il deposito della sentenza.