Notificato all’organo sbagliato: il ricorso al Tar di Forza Italia per un seggio in consiglio è «inammissibile»

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Notificato all’organo sbagliato. Così la Terza sezione del Tar Puglia (presidente Ciliberti, estensore Dibello, consigliere Serlenga) ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da Alfonso Maria Mangione, in qualità di delegato alla presentazione della lista di Forza Italia (rappresentato dagli avvocati Pierpaolo Grimaldi e Marcello Lanotte), contro l’Ufficio elettorale centrale del Tribunale di Trani (non costituito in giudizio) e nei confronti del consigliere Emanuele Cozzoli (costituito e difeso dagli avvocati Giuseppe Torre e Noemi Rosito). Obiettivo l’annullamento, previa sospensiva, del verbale di proclamazione degli eletti al consiglio comunale.

L’azione nei confronti di Cozzoli si giustificava per il fatto che Forza Italia, attraverso il ricorso, puntava a recuperare almeno 16 voti, per effetto dei quali avrebbe avuto una cifra elettorale superiore a quella del partito di Giorgia Meloni e, pertanto, sarebbe rappresentata da un secondo consigliere comunale, vale a dire Rosa Uva, primo dei non eletti in quella lista, a discapito proprio di Fratelli d’Italia che ad oggi ha due consiglieri nell’assemblea elettiva, e segnatamente Andrea Ferri ed Emanuele Cozzoli.

Il Tar ha stoppato la controversia sul nascere, evidenziando che il ricorso fosse stato notificato erroneamente all’organo del Tribunale, già dissolto con la proclamazione degli eletti, e non al Comune di Trani, unica amministrazione cui sono riferibili i risultati elettorali.

«Né può ritenersi – si legge nel provvedimento – che l’Ufficio centrale elettorale, organo di un’amministrazione statale, abbia un interesse alla conservazione dei propri atti e che per ciò stesso vada individuato quale contraddittore necessario nel giudizio, atteso che si tratta di un organo straordinario collocato in posizione di neutralità nell’ambito della competizione elettorale. La proposizione di un ricorso nei riguardi di un organo o soggetto dell’amministrazione diverso da quello cui l’atto viene imputato dall’ordinamento esclude, dunque, che tale organo o soggetto acquisti la qualità di parte in senso sostanziale e impedisce perciò al giudice di pronunciarsi nel merito della controversia per la regolarità del contraddittorio instaurato nei confronti dell’organo non legittimato a contraddire, il che conduce ad una pronuncia di inammissibilità del ricorso».