Non autorizzo Facebook

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Mi capita da un po’ di tempo un sogno ricorrente. Prima di andare a dormire, alle volte, do uno sguardo ai social per vedere cosa scrive la gente, bambini col viso da meme e gattini permettendo. Mi addormento, e appena entro nella fase rem, immagino un’aula di tribunale, di quelle dei film americani, con un giudice buono e la giuria sulla destra, l’imputato milionario con una schiera di avvocati strapagati, e sul banco degli imputati c’è il cattivo, Mark Zuckerberg, il proprietario di Facebook.

A chiamarlo in giudizio, come spesso accade nei migliori film, un avvocato da quattro soldi, che crede fermamente nella giustizia pur sapendo che ha chance risicate di vincere la sua causa. La sua cliente, squattrinata anche lei, si chiama Carmela Di Bari (tipico nome pugliese, fittizio). Passano oltre 4 ore di sonno, fatte di sedute della corte e migliaia di prove, decine di testimoni chiamati in giudizio dagli avvocati di Zuckerberg, il momento in cui la giudice chiama gli avvocati al banco e sgomenta chiede loro “Cosa sta succedendo?”, il teste a sorpresa e tanti altri colpi di scena: arrivo direttamente al momento topico, quando viene chiamata a testimoniare Carmela di Bari con una unica prova a suo favore: un foglio dove ha fotocopiato un suo stato di Facebook che dice:

NON AUTORIZZO FACEBOOK

NON AUTORIZZO FACEBOOK

NON AUTORIZZO FACEBOOK

Ricorda, domani inizia la nuova regola di Facebook che permette di utilizzare le tue foto !! Ricorda che la scadenza è oggi !!! Può essere utilizzato in cause legali contro di te. Tutto ciò che hai pubblicato può essere pubblicato da oggi, anche i messaggi eliminati. Non costa altro che un semplice copia / incolla, meglio essere sicuri che essere violati.

Non do il permesso e non autorizzo Facebook o qualsiasi organizzazione associata a Facebook a utilizzare le mie immagini, informazioni, messaggi, foto, messaggi cancellati, file, ecc. Grazie!!!! 

Vince la causa, applausi in aula di tutta la famiglia Di Bari, dieci milioni di euro di risarcimento per danni morali. Nell’ultima scena del sogno, quando sono le sei e mezza del mattino, sei in dormiveglia e vuoi vedere come va a finire, c’è  Carmen (nel 2020 si fa chiamare così dagli amici, anche se la famiglia continua a chiamarla col suo nome di battesimo) seduta ad un tavolino bianco con il piano in ceramica, in una masseria in valle d’Itria (se l’è comprata coi soldi della causa), a colazione, MacBook nuovo di zecca (ha fatto un po’ di acquisti, dieci milioni sono tanti), e tra un post su Conte e la crisi di governo, un commento tecnico sull’Inter dell’altro Conte, uno sugli alberi abbattuti per far posto ad una colata di cemento, uno su Biden e Trump, inizia una nuova giornata di una nuova vita dove non lavorerá piu’ e vivrá di rendita. Scrivendo post su qualsiasi argomento sui social.

Fine.

Buio.

Titoli di coda.


Quando mi sveglio mi rendo conto che Carmen Di Bari è una mia amica di Facebook, ha scritto quel post pensando sia un atto notarile, ha avuto i suoi due like ed e’ andata a lavorare come ogni giorno.