Maratona, che passione

Lunghissimi preparativi e un gran parlare nei mesi scorsi hanno creato un clima di scalpitante attesa per la Federico II Marathon. Ebbene, la maratona si è tenuta domenica scorsa. Ha visto atleti provenienti da diverse zone della Penisola percorrere i canonici 42,195 chilometri, gli stessi che il guerriero greco Fidippide percorse per primo nel 490 a.C per annunciare ad Atene la vittoria dei greci sui persiani nella battaglia di Maratona, in un percorso che da Castel del Monte ha fatto tappa al Castello svevo di Barletta per poi concludersi ai piedi della Cattedrale di Trani. L’evento è stato di indubbio successo, l’idea dell’agenzia Puglia Imperiale ha avuto ottimi riscontri sul piano della partecipazione e dell’interesse suscitato. Basti ricordare che la maratona è stata seguita in diretta da RaiSat. Visto il buon risultato soprattutto organizzativo di questa prima edizione e il fascino dei luoghi che il percorso ha toccato, è facile pensare che questa manifestazione in tempi non troppo lunghi potrà diventare di richiamo molto più ampio. 

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Un po’ di dati. A vincere la prima Federico II Marathon è stato Rodolfo Guastamacchia, ventiquattrenne della Exprivia Molfetta. È di Palo del Colle ed ha già vinto qualche mese fa la Bari Marathon.  Secondo posto invece per Gianluca Piermatteo dell’Atletica Scafati. Sul gradino più basso del podio il tunisino Ramzi Ben Sodok, tesserato per l’Atletica Acquaviva, con un tempo di due ore e trentatré minuti. Dobbiamo scendere un po’ più giù, ma non di molto, per trovare il primo tranese al traguardo. Si tratta di Nicola Bove dell’Atletica Disfida Barletta. Una nota color rosa perché alla maratona hanno partecipato anche molte donne. La prima a giungere in piazza Duomo è stata Mirella Nano dell’Atletica Disfida di Barletta.

Al di là di successi e meriti, la Federico II Marathon ha dato la possibilità a molti di conoscere più da vicino uno sport che probabilmente è tra quelli che maggiormente richiedono agli atleti rigore, sacrificio e costanza. I volti tesi, provati dalla fatica, le gambe nerborute dei partecipanti rendevano bene l’idea dello sforzo fisico a cui si ci si sottopone in quei 42 chilometri. Provoca una certa emozione vedere le braccia alzate al cielo all’arrivo,  un gesto a cui spesso si legava un urlo, quasi liberatorio, come se si festeggiasse l’arrivo in sé, a prescindere dalla posizione. È la gioia di aver vinto una sfida enorme su se stessi, aver messo a dura prova il proprio corpo e la propria mente e aver vinto la sfida sulla fatica, sul dolore. L’età dei partecipanti è varia. Forse conta più il rigore e l’impegno rispetto all’età e alla freschezza del fisico. Un aspetto non secondario perché credo che in molti con me si siano sorpresi a vedere molti sessantenni arrivare prima di trentenni, magari accusare meno la fatica o addirittura continuare a correre dopo il traguardo per raggiungere familiari e amici che li attendevano al traguardo. La vita e la forza nella maratona trascendono i limiti dell’età, diventano una questione di testa, di spirito. È questo il lascito della maratona federiciana. Un ottimo punto di partenza per motivare l’organizzazione della seconda edizione, attesa per l’anno prossimo, e fare della Federico II Marathon il fiore all’occhiello degli eventi della provincia federiciana. 

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