La "rivelazione" Robin Brown

Quando i primi schiavi africani furono deportati nel Nuovo Mondo, non si fece alcun tentativo per convertirli; erano trattati come bestie e costretti al lavoro coatto nelle piantagioni di cotone e quindi era inutile cercare di inculcare in loro l’essenza della fede cristiana. Al bando erano i culti religiosi autoctoni e ogni tentativo in tal senso veniva stroncato senza pietà con la morte. Eppure, anzichè essere oggetto di odio, la religione cristiana suscitò nelle genti di colore un’attrazione particolare: poichè l’aspetto religioso era una componente quotidiana fondamentale del loro modo di vivere ecco che il cristianesimo diventò tanto più popolare in quanto essi trovavano forti analogie col popolo ebraico oppresso e in cerca della vagheggiata "terra promessa". Il sorgere di numerose chiese cristiane frequentate da schiavi furono per lungo tempo gli unici centri nei quali il negro poteva esprimere tutta la sua carica emotiva in cerimonie e preghiere collettive. Tuttavia, era necessario un elemento del quale non si poteva fare a meno: la musica. Recita, infatti, un vecchio detto africano: "Lo spirito non discenderà senza canti" e in effetti il possesso dello "spirito" era la condizione sine qua non delle religioni africane e lo è ancor oggi nelle chiese battiste del sud degli Stati Uniti.Creazione del tutto originale fu la musica religiosa negra e lo spiritual fu la prima forma musicale che sorse e si impose in America, seguita dal gospel. Ambedue sono a carattere sacro: le origini dello spiritual sono da ricercarsi nella letteratura orale e anonima ed è un canto lento quasi libero che a contatto con la cultura europea si tramutò in una composizione polifonica fino ad otto voci e, in alcuni casi, con armonie complesse fortemente dissonanti; il gospel, invece, è un canto fortemente ritmico: l’elemento che predomina in esso è il solista mentre il coro batte le mani in levare e ripete ossessivamente cellule testuali, in un crescendo di tensione che coinvolge tutto l’uditorio. L’armonia del gospel raggiunge al massimo la quattro voci e permette un’esecuzione dinamica più coerente con la tradizione afro-americana legata alla domanda e risposta fra solista e coro.Elementi caratteristici del gospel sono le "blu notes" che formeranno la spina dorsale del blues. Sia l’uno che l’altro sono di estrema importanza non solo perchè appartengono ad un patrimonio tradizionale: essi sono un vero e proprio carattere distintivo della musica afro-americana, al punto da accompagnare l’evoluzione della musica jazz dagli esordi fino ad oggi.La notorietà arrise agli spirituals (e anche ai gospels) grazie i Fisk Jubilee Singer, un coro di studenti costituito nel 1871 per dare concerti allo scopo di raccogliere fondi per il mantenimento della Fisk University, una delle prime università negre da poco fondata a Nashville, Tennessee. Seguirono altre formazioni e, nel caso del gospel in particolare, le musiche cantate spesso erano eseguite dagli stessi compositori.Fra le figure più rappresentative del genere troviamo il reverendo Charles Albert Tindley (1856 – 1933) e Lucie E. Campbell (1885 – 1963) ma il padre del gospel moderno è senza dubbio Thomas Andrew Dorsey il quale, a partire dagli anni trenta compone un gran numero di canti fra i quali famoso è rimasto "Precius Lord" del 1932.Dal 1940 in poi avremo un periodo di grandi innovatori che renderanno più moderna la struttura armoniche dello spiritual e del gospel e porteranno al successo le loro composizioni, spesso con l’aiuto di case discografiche. Qualche nome: Robert Harris con la National Quartet Convention, James Cleveland con la Gospel Singers Workshop Convention, i fratelli Hawkins e in particolare Edwin col suo celebre "Oh Happy Day" del 1969, Aretha Franklin la quale, prima di accostarsi alla musica pop, esordì proprio con un disco gospel: "Amazing Grace", registrato nel "New Temple Missionary Baptist Church a Los Angeles con il "Southern California Community Choir".Una delle nuove leve del gospel moderno è l’americana Robin Brown la quale col gruppo da lei fondato, i "Triumphant Delegation", ha tenuto a Trani un applauditissimo concerto il 27 dicembre in Cattedrale promosso dall’amministrazione comunale. Cosa dire in proposito? a detta dell’amico Giovanni Ronco "sembravano venir giù le volte del Duomo" per gli applausi e, in effetti, è stato un concerto bellissimo, con le voci del quartetto vocale in eccellente simbiosi, con un "sound" e un ritmo che scaturiva frenetico e gioioso dalla tastiera elettronica su cui la Brown suonava. Per alcuni spettatori i gospels sono stati un’autentica rivelazione, non avendo mai sentito nulla del genere prima ma tant’è: con il festival di Sanremo propinato agli italiani come il veleno di Mitridate e ai ragazzi quella orrenda droga sonora che è la tecno music (!) possono verificarsi cose del genere.Era divertente vedere le facce illuminate dalla gioia e il ritmico battimani che accompagnava ogni brano, quasi una testimonianza vivente della frase pronunziata da Bishop Kelsey, uno dei più popolari predicatori statunitensi: "Noi siamo felici in Dio. E chi è felice applaude con le mani, e balla, e grida, e soprattutto non può assolutamente restare calmo e silenzioso. Quando mi trovo nelle chiese dei bianchi allora penso: forse moltissimi dei nostri fratelli bianchi non sono affatto così gioiosi in Cristo come lo siamo noi".

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