La Croscke, dolcezza in palcoscenico

Ha dolcemente toccato le corde dell’animo la nuova commedia della Compagnia Teatrale "La Croscke". "Ogne frutte, a la staggiàune", tre atti in vernacolo tranese scritti e diretti da Anastasia Leone, ha rafforzato la vena intimista dell’autrice, ben assecondata dai bravi attori dell’associazione, confermando ancora una volta che le proposte de "La Croscke" nascono e si sviluppano non all’insegna della "risata per la risata", ma col preciso obiettivo di scandagliare l’animo dei protagonisti e proporre una riflessione seria che possa scaturire dalla storia narrata.Infatti in quest’occasione, come spiega il presidente de "La Croscke" Luigi Sarno nella brossure di presentazione alla commedia, «… l’autrice fa una sottile e delicata analisi, in chiave umoristica, della personalità di tre sorelle che affrontano, ognuna con una propria visione della vita, tra illusioni e delusioni, l’amara realtà di una giovinezza trascorsa». Una commedia vieppiù al femminile, dunque, che mette in luce la ricchezza dei personaggi nella loro diversità e ci pone di fronte al pregevole tratteggio della personalità delle protagoniste, tipico della sensibilità della Leone.La bontà del risultato raggiunto, naturalmente, nasce anche dalla bravura delle attrici chiamate a recitare le parti principali. In questo senso è apparso ancora una volta impressionante il dominio della scena di Anna Lacalamita nei panni della sorella maggiore, Predènze. Un nome che è tutto un programma, a significare la cautela di un personaggio che affronta la vita con le classiche pinze, a causa non solo delle ormai lontane delusioni di un amore mai arrivato, ma anche dell’amara realtà di una situazione economica familiare tutt’altro che agiata. Lasciate prematuramente sole dal padre improvvisamente scomparso, le tre sorelle navigano in cattive acque, tanto più che il genitore aveva sì lasciato un bel gruzzolo in casa, ma non aveva fatto in tempo a rivelarne il nascondiglio. Difficile, insomma, far quadrare il bilancio familiare, tanto più quando si ha a che fare con due sorelle più giovani e meno propense ad una vita rassegnata.Infatti Francesca Chiarolla (Severine, la mezzana) rappresenta ancora una volta – e molto bene – l’aggressiva cocciutaggine di chi prova a ribellarsi ad uno status quo inaccettabile: passi per le illusioni d’amore ormai tramontate, ma almeno togliersi qualche sfizio (una borsetta di pelle nuova, un pranzo che vada al di là del solito brodo) sono licenze che ogni donna vorrebbe avere. Mica facile, tuttavia, riuscire a spiegarlo alla sorella maggiore…Pina Albanese (Grazielle, la piccola) è la rivelazione della commedia. Per la prima volta chiamata ad interpretare un ruolo da protagonista, è sembrata a suo agio nelle vesti della sorella più giovane e, quindi, più propensa a coltivare ancora "illusioni d’amore". Infatti un casuale incontro per strada con un distinto signore che le chiedeva un’informazione accende in lei il moto della speranza, bruscamente spezzata nel momento in cui si scopre che l’uomo cercava in lei una governante per la casa, non una compagna per la vita.Quest’ultima cocente disillusione, dolorosamente condivisa dalle sorelle, si attenua quando Zì Narducce (Giulio Di Filippo), papà della vicina di casa intrigante Nardine (Teresa Ciarallo), casualmente scopre il tesoro nascosto in casa delle tre sorelle. Il felice evento induce Predenze a considerare "salute, armonia e lavoro" come gli obiettivi primari della vita. Nell’elenco manca l’amore, speranza senza ritorno: il velo di tristezza si attenua, ma non scompare, la riflessione resta seria, il lieto fine è solo apparente.Il già sottolineato intimismo della commedia arricchisce la stessa di dialogo ma, inevitabilmente, ne riduce azione e scorrevolezza. In questo, forse, risiedono i limiti – crediamo calcolati – della piece. Meno calcolato, sicuramente, un evitabilissimo strafalcione in italiano (un clamoroso quanto infelice "se sarebbe"), insieme a qualche incertezza nella sequenza delle battute, probabilmente dovuta al fatto che noi abbiamo seguito lo spettacolo nella prima serata di tre in programma all’Impero.Peraltro, alla consueta operazione filologica di recupero di termini dialettali ormai disusati, "La Croscke" questa volta ha affiancato molte citazioni di attività commerciali tranesi "storiche", alcune dismesse, altre tuttora fiorenti. Un bel modo di mantenere il contatto con una realtà che va dal recente passato sino ai giorni nostri. Da citare, infine, le sempre impeccabili scenografie di Gino Martiradonna, e le prove di Giulio Di Filippo, bravo anche quando non ricopre ruoli da protagonista assoluto, come in questo caso, e del piccolo Gianfranco De Palma: non ricordiamo di aver mai visto un ragazzino in scena così padrone del dialetto: se son rose fioriranno.

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