“Il museo delle mie cose”: la mostra organizzata dal circolo D’Annunzio

Il Museo delle mie cose è stato pensato e progettato per valorizzare il pensiero del bambino, per solleticare il suo intelletto, per celebrare la capacità creativa delle mani, la vera mente dei piccoli, come ci ha insegnato Maria Montessori. Le maestre Marianna Angione, Grazia Di Feo e Giovanna Guastamacchia del terzo circolo didattico D’Annunzio di Trani lo hanno pazientemente e amorevolmente immaginato per la loro classe, la quinta D, che ha terminato un percorso importante e si accinge ad avviarne uno nuovo, nelle secondarie di primo grado.

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Il museo raccoglie i manufatti e gli elaborati realizzati all’interno del laboratorio extracurriculare tenuto dalle docenti, nel corso del secondo quadrimestre, a cadenza settimanale. Si spazia dall’ambito storico-artistico e geografico a quello matematico e scientifico. Il Museo ha valorizzato tutti gli alunni, perché è stato fatto a misura della classe: ciascuno e secondo le proprie inclinazioni e attitudini ha potuto fare, elaborare, costruire, giocare a fare da cicerone. Il Museo di tutti per la memoria delle esperienze personali e collettive, cognitive ed emotive, di un anno, l’ultimo tra i banchi della primaria. Il Museo della didattica, dove la competenza del saper insegnare ha offerto stimoli diversi e diverse opportunità di apprendere e poetare.

La mostra, allestita nella sede del plesso Papa Giovanni, in Via Stendardi, è stata aperta ai genitori della sezione. Venerdì 17 e sabato 18 giugno, l’evento è stato ospitato dallo Chalet della Villa comunale della città, grazie al Sindaco, A. Bottaro, e all’Assessora alla pubblica istruzione, F. Zitoli, che ne hanno accolto gentilmente la richiesta. Lo Chalet ha rappresentato una splendida cornice a coronamento della bravura della classe. Le piccole guide esperte hanno accolto con entusiasmo e gentilezza i tanti visitatori, dando prova delle conoscenze e delle competenze acquisite nel tempo e per l’occasione. Gli inserti teatrali hanno reso più stimolante la visita e hanno valorizzato la capacità comunicativa e relazionale delle eccezionali guide.

Il museo ha emozionato tutti i suoi visitatori, ha brillato fino all’ultimo momento, ha brillato di autenticità e di originalità, ha brillato soprattutto dell’amore che unisce queste maestre alla loro classe. Non c’è scuola possibile senza cura, non c’è cura che non si alimenti di dedizione e affetto, anche quando tutto intorno vige un sistema che guarda in altra direzione.

Stefania Poverino

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