Il festival del Teatro Meridionale

Lunghi applausi d’approvazione come omaggio agli spettacoli del "Festival del Teatro Meridionale", una rassegna culturale straripante di performance, suoni, musiche; un assemblaggio di svariate forme d’arte. Un incantesimo realizzato da mostri della scena, del teatro, della musica, un viaggio che ha affondato le radici negli odori, tradizioni, sapori e sensazioni delle tante culture le quali, fondendosi, riemergono tutte d’un fiato, dando vita ad un’unica cultura: quella del Sud.Prestante lo scenario: il Monastero di Colonna che, come per magia, è divenuto un teatro all’aperto, caratterizzando le caldi notti di quest’estate ancora da vivere; mentre il mare, col suo inebriante profumo, aleggiava verso un elegante palco il quale, ad ogni onda, sembrava avanzare sempre più verso il pubblico. Alla conferenza stampa di presentazione della rassegna sono intervenuti, tra gli altri, il Direttore Artistico del Festival Alfredo Vasco e l’Assessore alla Cultura Giovanni Capone. Entrambi hanno dato un notevole risalto a quest’evento, definito "appuntamento imprescindibile degli accadimenti pugliesi".Forte del gran riscontro partecipativo del pubblico della scorsa stagione, l’iniziativa si è ripresentata in modo più entusiastico e galvanizzato favorendone così il rilancio della Città e costellandola di occasioni serali diversive, poco presenti in quest’Estate Tranese ’99. "Trani – commenta il patron del Festival – con le sue bellezze architettoniche e paesaggistiche, si candida automaticamente ad essere vessillo pugliese dell’appuntamento". Secondo l’assessore Capone, il Festival, seguendo la direzione conducente a Trani, troverebbe il suo valore più alto dando, in questo modo, immagine, forme ed espressione alla cultura come insieme di culture. L’impegno dell’Amministrazione Comunale pone le sue fondamenta proprio sul progetto elefantiaco, ma non proibitivo, di polarizzare Trani rendendola fulcro di incontro delle varie culture meridionali e mediterranee, e tale disegno parte con un momento basilare: il Teatro. Questo Festival del Sud riafferma l’orgoglio di una cultura remota che viaggia su tematiche a noi sin troppo attigue per il loro contesto meridionale, riflettenti pensieri e ricordi già vissuti e suscitanti sensazioni prismatiche e coinvolgenti.Ad inaugurare la kermesse, una favolosa "Medea" di Euripide, resa ancora più altisonante dall’interpretazione di una splendida Paola Gassman la quale ha confessato di essere legata all’eroina da un "ricordo d’Accademia". Medea, personaggio carismatico e di intensa passionalità, rappresenta un sogno di mezz’estate, un delirio d’amore, un inno alle forze dell’anima che si ribellano al tradimento con un gesto inconfondibilmente spietato e sdegnoso: l’omicidio. Questo veemente ed impetuoso atto sottolinea la vendetta per il suo orgoglio ferito, la voglia di riappropiarsi di una vita ormai compromessa. La rappresentazione della tragedia greca ha espresso, nell’ambito del programma della rassegna, la volontà del recupero di un patrimonio culturale: la cultura classica.Medea è stata seguita da un altro spettacolo mirabile e questo, affidato ad una troupe sensazionale, ha trasformato tutto in una favola lontana. Sono stati gli originalissimi Media Aetas Teatro diretti da Roberto De Simone. Il regista, musicista ed antropologo ha carpito le essenze della tradizione popolare campana risaltandola con melodie medievali. Tutto è apparso come in una rapida evoluzione in un crescente sempre più armonioso di suoni. I musicanti vestiti in nero hanno eseguito note canzoni fra le quali "Nascette in mezzo a u Mar" e "Li Turchi viaggiano". Quest’ultimo è un brano composto dallo stesso De Simone che ci ha ricondotto alle soavi ispirazioni orientali dove i turchi indicano la notte, il mondo dei morti e dei sogni, i quali sostano a Napoli considerata da secoli "La Porta d’Oriente" per i continui scambi etnici e commerciali. Uno spettacolo medievale portato nella modernità con suoni sperimentali ma sonoramente perfetti come una Poesia.Ancora Napoli con l’Accademia degli Scettici in una rappresentazione in onore di Re Ferdinando. Il concerto-spettacolo di Giuseppe Maradei e Luigino Le Voci, ha portato in scena la poesia, la canzone, il varietà individuando Napoli in tutte le sue sfaccettature, dai bassi agli alti quartieri, dai drammi alla comicità. Un singolare show che ha divertito e commosso un più che coinvolto pubblico, un nuovo modo di far teatro che evidenzia come un assemblaggio di cronache e novelle riesca a rendere tangibile quest’immersione culturale operata nelle varie realtà urbane.Per ritornare a sognare e ad emozionarsi, con parole toccanti (riferimenti letterari a Garcia Lorca) e col trasporto di un appassionato tango, la serata del 23/8 è stata dedicata a "Rodolfo Valentino: un viaggio verso la luna senza ritorno". Una mitografia marcante la leggenda di "Rudy", Dio di celluloide, simbolo contemporaneo, suscitante, tuttora, ascetismi ed idealismi inerenti all’amore, all’arte, alla terra. Il testo di Rina La Gioia ambienta l’epico eroe in una dimensione eterea, impalpabilmente surreale, nella cui realtà terrena si può solo percepire la Sua presenza ma non afferarla in quanto egli non è più corpo, ma anima. La rappresentazione, plasmata da metafore, tecniche di interrogazione e logiche drammatiche, opera una sorta di scandagliamento dell’esistenza del mito attraverso le memorie, le fantasie e le congetture di quanti, nel mondo, hanno dato consistenza pragmatica alla creazione della leggenda di Valentino. Battute e concetti freudiani e dialoghi improntati sulla pura introspezione dell’animo hanno estasiato il pubblico che, con gli sguardi rapiti dagli schemi scenici, partecipavano in modo quasi diretto allo spettacolo.Mito chiama Mito, dall’amante per antonomasia al leggendario Federico II di Svevia e a San Francesco d’Assisi. Con tale spettacolo la Compagnia Alfredo Vasco ha trasportato il pubblico in un’altra epoca, contornata da dissidi e ingiustizie. In primo piano risalta la pulsione mistica dell’uomo che, dopo lunghi percorsi multidirezionali, cerca di stabilire una sorta di avvicinamento a Dio; l’imperatore, introspezionandosi, comincerà a cadere in delirio nella fase tra la vita e la morte. Indiscutibile la presenza del Papa (Alfredo Vasco) che cerca di dar sollievo ma allo stesso tempo sconcerta, con i suoi atteggiamenti di violenza nonchè di sopraffazione nei confronti di Federico. Una scenografia rappresentante un maniero antico e delle magiche coreografie che ci hanno riportato a tempi remoti, hanno reso ancora più suggestivo e incantevole questo spettacolo. L’organizzatore infallibile ha pensato di rendere felici anche gli spettatori più piccoli con la recita del Granteatrino-Casa di Pulcinella con Paolo Comentale ed Enzo Vacca. Pulcinella, figura emblematica che continua a proiettarsi, in maniera più che positiva, anche nella prospettiva di fine millennio, stupisce, incanta con la sua semplicità insegna e con la sua creatività regala un sorriso e dona emozioni a grandi e piccini. Non ha avuto problemi di inserimento, all’interno della rassegna, neanche il recital della Compagnia di Gianni Ciardo. Tanta indiscutibile comicità in un inesauribile gioco mimante le nostre radici dialettiche, ancora oggi a noi molto legate. Allegria, tanto buon umore e un botteghino che ha segnato il tutto esaurito, per la presenza di un attore che sa rappresentare appieno la comicità "dalle nostre parti".Il Festival, inoltre con la rappresentazione de "Il Matrimonio dei Beduini" di Al Housson ha voluto omaggiare la poesia araba, che in questo contesto teatrale è cantata e danzata dal The Dune Folklore Group by Mediteranean Group. Gli attori in scena – diretti da Ibrahim Allan – hanno effettuato danze di iniziazione relative alla famiglia, supportate da un’eccentrica esposizione di particolari abiti beduini, manifestando in tal modo la valenza artistico-umana del patrimonio etnico-culturale di un popolo che affondò le proprie radici nell’antica Andalusia. È una continua ricerca di tutto ciò che appartiene al mondo arabo, tradizioni e costumi che vanno conservati, valorizzati e soprattutto resi noti in tutto il globo.A dare autorevolezza e tono al Festival ha contribuito una pietra miliare di Napoli, vale a dire l’opera di Eduardo Scarpetta "Tre Pecore Viziose", inscenata dal Prospet Promozione Spettacolo e Bruttini. Una comicità viva e selezionata che nasce dalle situazioni sceniche, dalla verità e dai personaggi coinvolti nell’ambientazione teatrale. Una comicità che può sorgere dalle ceneri del dolore e delle lacrime in quanto c’è ovunque la si cerchi. Il risultato più rilevante di tutto ciò è la nascita di un linguaggio stilizzato "alla Scarpetta". La novità dell’opera si basa sul fatto che il plebeo, tanto sprezzato dall’aristocratico, si eleva al rango della borghesia, investendola dal basso, scardinandola e sezionandola nelle sue espressioni più intime. La storia vede un plebeo vincente ma quanta fatica, quanta ironia ed ipocrisia c’è voluta per arrivare ad essere considerati e non emarginati dalla società.Gran finale per l’ultima serata dell’evento estivo e ad esibirsi è stata nuovamente la diligente Compagnia di Alfredo Vasco. Il sipario s’è alzato per dare spazio a "Storia d’amore e di gelosia", ispirata ad una vicenda realmente verificata ambientata nei lontani anni ’20. Protagonista l’Amore: una donna legata dal vincolo matrimoniale vive col suo uomo una storia poco appassionata, pur dedicandogli molti momenti della sua vita; quando il marito espatrierà in America, per trovare fortuna, ella non troverà solitudine bensì passione: quella rivolta ad un ragazzo più giovane di lei. Mentre lei è rapita da questo nuovo sentimento, il popolino vocifera sull’accaduto e le dicerie giungeranno a destinazione quando il marito ritornerà in Patria. Lui, guardandola negli occhi, capisce l’inganno, ma le concederà fiducia, la stessa che, seguita da un ennesimo tradimento, le verrà meno con dei colpi di arma da fuoco: un delitto secondo tutti giustificato dal fine. Lo spettacolo ha fatto "teatro" con le abitudini popolari, le tradizioni, gli sguardi della gente, i diversi significati che si danno a vari riti (come le processioni, i canti funebri, i balli ecc), un tuffo nel passato per far provare al pubblico sensazioni che danno di antico, per approdare sul palco e farsi contemplare per il piacere di avere addosso l’essenza del teatro.Alfredo Vasco ha concluso che "quando il pubblico premia l’evento si possono allora porre le basi: il teatro è emozione e il Festival è stato in grado di darne, e questo è l’evento". Il Festival sembra essersi contraddistinto nella stagione estiva tranese con una forte presenza del pubblico (40% in più dello scorso anno) che ha apprezzato la qualità di tutti gli spettacoli. In modo molto intimistico Alfredo Vasco ha considerato l’appuntamento teatrale "una creatura" da far crescere e amare soprattutto con le sollecitazioni degli spettatori. Noi tutti ci auguriamo che ciò possa realizzarsi nel migliore dei modi.