Grave carenza di medici e Ventola denuncia: «Chiudono gli ex pronti soccorso di Canosa e Trani»

«Le Postazioni fisse medicalizzate (ex pronti soccorso) di Trani e Canosa chiuderanno». Lo dice il consigliere regionale Francesco Ventola, ex sindaco di Canosa di Puglia, sulla base di una delibera della giunta regionale pugliese che dispone in via sperimentale, dal 1mo agosto al 31 ottobre 2022, un accorpamento dei servizi 118 di emergenza urgenza.

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Alla base, una enorme carenza di medici: in Puglia ce ne sono 325 contro i 530 previsti in pianta organica. E, mancando così tanti medici, il servizio va rivisto.

Così la Regione Puglia, per prima cosa, stanzia una somma di 1.000.000 di euro per un incentivo economico ai medici che vorranno aderire al servizio di emergenza urgenza, assicurando di 20 euro in più per ora oltre le 168 previste settimanalmente.

Contestualmente, l’esecutivo Emiliano accorpa ambulanze medicalizzate, automediche e India, soprattutto nei comuni più piccoli della Bat.

Nella tabella che riguarda la nostra provincia non figurano le Postazioni fisse medicalizzate (nel nostro caso l’ex Pronto soccorso del San Nicola Pellegrino) ma, secondo Ventola, sia la nostra struttura, sia quella di Canosa di Puglia, «di fatto sono state cancellate perché le due città non sono più, ovvero non sono mai state dichiarate aree carenti, condizione che giustificherebbe la permanenza delle due postazioni fisse medicalizzate».

In altre parole, non solo non abbiamo più da tempo un Pronto soccorso, ma adesso non avremmo neanche l’attuale servizio, che già del Pronto soccorso ha ben poco.

Dalla Asl Bt al momento non arrivano chiarimenti ufficiali in merito. Sembra di comprendere, in ogni caso, che nulla per il momento accadrà.

Ma la mobilitazione è già in atto, con le associazioni impegnate nell’emergenza urgenza e le organizzazioni sindacali sul piede di guerra. I direttori generali, dal canto loro, la prossima settimana saranno a Bari per chiedere, e soprattutto ottenere rassicurazioni perché un servizio consolidato, di cui sono responsabili, vacillerebbe.

Di certo, di una chiusura temporanea c’è poco da fidarsi: soprattutto nella sanità la storia insegna che il provvisorio diventa quasi sempre definitivo.

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