Gramegna, l’ultmio lapicida

Giuseppe Gramegna è uno degli ultimi lapicidi tranesi. Per chi sa di latino lapis sta per pietra, la pietra di sempre, la pietra della nostra campagna, una campagna aspra dove queste pietre che vengono fuori, a cielo aperto, sono come i pruni della terra. E che la pietra si chiami tufo sta a significare che si tratta di una roccia vulcanica, una roccia in cui il fuoco ha bruciato, in cui la fiamma è spenta in superficie, ma continua ad ardere all’interno. La conferma alla definizione di lapicida per lo scultore Gramegna ci viene da queste forme arcane, come quella riprodotta sull’invito alla mostra, con cui ha voluto illustrare l’apertura della mostra stessa (18 dicembre ’99). L’Autore l’ha chiamata Non solo moda, io l’avrei chiamata Stargate, cioè a dire Porta delle stelle. Infatti, il lapicida non violenta la natura, ma la asseconda, ne segue la forma innata, l’accarezza incidendo lievemente con lo scalpello, fino a mettere a nudo l’anima. Accade così che in una scultura come questa finiamo col vedere realmente, con quel poco di fantasia che ci è rimasta, la porta delle stelle. Vediamo così la dolcezza dell’arco rotondo profilarsi nell’aria, gli anelli sbozzati per accogliere il cardine di una porta che non cigola, mentre sotto gli occhi si configura una toppa e, attraverso la toppa vediamo finalmente il cielo, con tutte le sue stelle, tante stelle fatte di pietra lucente. Riesce così evidente che il lapicida è qualche cosa di diverso dallo scultore di oggi; lo rileviamo andando a ritroso nel tempo, quel tempo in cui i tagliapietra lasciavano un segno di sè. Lapicidi erano Barisano da Trani, Simone Raguseo, Anseramo da Trani e lo stesso Nicola Pisano, di probabile origine tranese. Tutti i lapicidi venuti fuori dalle botteghe d’arte dell’epoca dove, nel polverìo che si leva per l’aria, fino a farsi fango sotto l’acqua che cola per addolcire il taglio, tagliando e sbugiardando, scolpendo e levigando la pietra di Trani, la nostra pietra, hanno creato opere di pregio che sono ancora fra noi, per il piacere di tutti, sino ai giorni a venire.

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