Essere «Down», fra convenzioni e rivoluzioni: Trani, il Giullare corre verso il verdetto finale

Cosa ci fa una mamma con una casa in testa nel vero senso della parola? Probabilmente è l’espressione di una donna che vive nel confortevole riparo dei luoghi comuni e delle certezze che però, all’improvviso, vengono meno.

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Il parto genera una bambina down e quella bambina, quando cresce, la casa in testa la rifiuta. Quella casa, per lei, sono le convenzioni cui Greta – il nome della personaggio centrale dello spettacolo – si ribella dando il meglio di sé quando il suo corpo è libero da quell’ingombro e lei impara a conviverci più di quanto mostri la mamma, che alle sue false verità fa fatica a rinunciare.

Ma Greta cresce ancora, rendendosi conto che tanti suoi sogni saranno irrealizzabili, che una vera casa potrebbe non averla e tanti figli potrebbe non generarli.

Ma il suo vero interrogativo è un altro: «Dov’è mio padre?». Greta non l’ha mai conosciuto, perché lui se n’è andato non accettandola. Ma da lì a poco lui si presenta e, dopo un incontro inizialmente raggelante, i due iniziano a giocare insieme, aprendo così lo spettacolo al lieto fine.

Applausi convinti l’altra sera al centro Jobel per il terzo spettacolo in cartellone del festival Il giullare, «Down», presentato dal Collettivo Clochart di Rovereto. Opera essenziale, ma a tratti sconvolgente, sui temi legati alla diversità.

Ieri è stato il turno di «Tu sei infinito», proposto dalla compagnia Aristotele, di Ascoli Piceno, e questa sera va in scena «Alla fine arriva sempre l’estate», della compagnia La giostra, di Vicenza. Domani ultimo spettacolo e domenica, in piazza Mazzini, la proclamazione dei vincitori.

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