Dormono ai margini della stazione di Trani, ma i Servizi sociali fanno fatica ad aiutarli

Ai margini della stazione ferroviaria di Trani si tornano a vivere scene di degrado. molto più che ordinario. Infatti alcune persone senza fissa dimora, da alcune settimane dormono in un terreno di pertinenza ferroviaria accessibile attraverso un cancello, chiuso con catena e lucchetto di cui essi stessi detengono le chiavi.

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La testimonianza della loro permanenza è data non soltanto da un ingente accumulo di indumenti e rifiuti al piede del muro che separa quel terreno dal fascio dei binari, ma anche e soprattutto dalla presenza stessa di quelle persone in vari momenti della giornata.

Secondo il racconto del signor Raffaele Torzulli, che ha accuratamente fotografato e segnalato a Palazzo di città i luoghi e documentato quello che incontra quotidianamente al suo passaggio, un numero non meglio precisato di persone «bivaccano e dormono di notte al freddo ed in condizioni igienico sanitarie assolutamente inaccettabili per una società civile». Il tutto si svolge in un luogo pienamente pubblico, chiamando così in causa istituzioni ed enti a vario titolo.

Lo stesso cittadino segnalante fa sapere di avere anche parlato con alcuni di loro, chiedendo se qualcuno avesse preso in carico la loro situazione: la risposta è stata «no». In realtà, dal Pronto intervento sociale, articolazione su strada dei Servizi sociali del Comune di Trani, si apprende l’esatto contrario.

Infatti, la persona più stabilmente presente è un uomo preso in carico dal Dipartimento di salute mentale della Asl Bt. Oltre quel disagio, il paziente fa anche uso di sostanze e non è per nulla facile gestire la sua situazione, poiché il suo comportamento lo porta a spesso a rifiutare le attenzioni degli operatori, più in genere a sottrarsi alle loro cure ed a scegliere consapevolmente di vivere lì, o altrove, rifiutando anche una sistemazione in dormitorio, che pure gli è stata ripetutamente offerta.

Accanto a lui ruotano altre persone tutte conosciute agli stessi servizi sociali. A cominciare da un uomo, noto per lo smodato consumo di alcolici, faceva parte del gruppo che solitamente dormiva nella galleria di collegamento fra via Aldo Moro e piazza della Repubblica.

Vi è poi una donna in aperto conflitto con sua sorella e che, pur di non andare a casa di lei, preferisce vivere in una situazione di degrado attendendo dal Comune un alloggio che per il momento non riesce ad ottenere. Ad oggi non è stato neanche possibile assicurarle un letto al dormitorio femminile di Barletta.

Chiude il quadro un altro uomo, anche lui affetto da disagio mentale, il quale, nel momento in cui viene raggiunto dagli operatori del Pronto intervento sociale va in escandescenze gridando di sentirsi pedinato e perseguitato da loro e di volere essere lasciato in pace.

Spesso gli operatori del Pis arrivano con coperte, cibo, farmaci e quanto altro possa servire loro, ma non li trovano perché il loro comportamento è imprevedibile e non li pone nelle condizioni oggettive di aiutarli. In ogni caso, alla vicina mensa Caritas ci vanno tutti. Prima e dopo, però, appare problematico tracciarli.

Rete ferroviaria Italiana, venuta a conoscenza del problema, si sta attivando e presto potrebbe inibire l’accesso a quell’area. Lo aveva gIà fatto negli anni scorsi cingendo con una rete antiscavalco i capannoni dell’ex area merci, nel quale trovavano ricovero tanti altri cittadini senza fissa dimora.

Ieri, intanto, nessuna traccia di quelli segnalati: non erano né sul terreno, né nella sala d’attesa della stazione, dove spesso si rifugiano quando fa molto freddo. Lo stesso Torzulli fa fatica a stare loro dietro: «Comprendo bene che la situazione sia questa – conclude -, ma almeno una tenda riscaldata per la notte, per dormirvi durante l’inverno così rigido, dovrebbe essere loro assicurata così come si fa in altre città».ۚ

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