«Distributori automatici completamente esclusi dai ristori», la replica del titolare di uno store di Trani

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«Non mi sembra corretto puntare il dito contro gli H24 perché sono attività che, a differenza dei settori della ristorazione, non hanno avuto nessun ristoro dallo Stato nel corso dell’anno appena passato».

A dirlo è il titolare del distributore automatico Corner24 e del Vapo Caffè in corso Matteo Imbriani, Gianluca Ricco, che ci ha chiesto di replicare alle dichiarazioni della signora Margherita Di Vito del bar caffetteria Shabby Chic, in via Tasselgardo.

Nel nostro articolo, pubblicato lunedì mattina, la titolare ci aveva detto testualmente: «Ma poi mi chiedo anche perché alle 18 un bar debba chiudere, ma un distributore automatico continui a vendere le stesse cose che vende un bar senza ingressi contingentati, perché ho visto con i miei occhi anche 10-12 persone all’interno di un distributore automatico come nulla fosse». 

Rispetto a queste parole, Ricco tiene a precisare: «Poiché sono anche titolare di un bar, posso fare un raffronto tra le due attività. A Trani i distributori automatici hanno subito una riduzione dell’orario di apertura: su ordinanza sindacale siamo aperti fino alle 21. Abbiamo, però, il dovere di presidiare il locale dalle 18 fino alla chiusura e lo facciamo. Quindi, nelle ore di punta non registriamo assembramenti perché sono aree sempre presidiate».

A differenza dei bar, gli h24 non hanno avuto alcun ristoro durante il 2020: «Anche a gennaio 2021 i bar hanno avuto i ristori, mentre i distributori automatici è da un anno che non ricevono nulla. Con le scuole chiuse, stiamo subendo un drastico calo dei fatturati: se con i ristori per il bar almeno la bolletta della luce riesco a pagarla, per lo store non riesco a fare neanche quello».

Ovviamente diverse difficoltà si riscontrano anche per la gestione del bar: «Purtroppo – conclude Ricco – a causa del Coronavirus non sono riuscito a rinnovare il contratto alla mia dipendente. E per questo il bar è diventato a conduzione familiare. Per questi motivi, dunque, penso sia inutile creare astio tra titolari di attività perché siamo tutti sulla stessa barca».