Didattica a distanza, su Radio Bombo l’assessora Zitoli: «Criticità ma anche aspetti positivi. Ristori formativi? Serve lungimiranza»

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Da quasi un anno la didattica a distanza ha cambiato l’approccio all’apprendimento scolastico e ha messo in difficoltà genitori, studenti, docenti e presidi che hanno dovuto, in breve tempo, rivoluzionare i loro metodi. Ne abbiamo parlato ieri mattina a Radio Bombo con l’assessora alle culture e all’istruzione Francesca Zitoli durante la trasmissione Fossi Figo di Francesco Donato.

«Nessuno di noi – dice – è arrivato pronto alla didattica a distanza perché l’Italia si è mostrata impreparata a questo banco di prova. Per attuare la dad serve l’infrastruttura digitale: solo con questa i docenti possono essere messi nelle condizioni di svolgere il loro lavoro a distanza. Per questo, la didattica digitale ha bisogno di prerequisiti necessari, come la banda larga e i dispositivi elettronici. C’è stato uno sforzo immane da parte delle famiglie dove un computer era condiviso tra genitori e figli per ragioni di lavoro e di studio. Per questo, superata questa fase di emergenza, non ci si potrà rifiutare di avere lo strumento digitale come cassetta degli attrezzi».

Nonostante le tante difficoltà che si sono palesate soprattutto nella prima fase della didattica a distanza, in questi mesi di tele-lezione sono emersi anche lati positivi: «Tutti siamo a conoscenza delle criticità – continua l’assessora Zitoli – ma c’è un dato positivo: la dad ha fatto emergere le potenzialità e le capacità di tanti studenti che in presenza mostravano difficoltà non per mancanza di capacità, ma per il timore di essere giudicati dal gruppo classe. La dad, invece, ha consentito a moltissimi di emergere perché i docenti sono riusciti a personalizzare la didattica in base allo studente che avevano davanti».

Quando si parla di questo tipo di didattica, tuttavia, è d’obbligo distinguere le modalità di apprendimento degli studenti della primaria da quelli della secondaria perché ovviamente i bisogni sono differenti. E soprattutto considerare il problema della dispersione scolastica che è stato acuito proprio dalla didattica digitale: «Da questo punto di vista – continua Francesca Zitoli – la Puglia purtroppo primeggia. Come Comune stiamo scendendo in campo per affrontare la povertà educativa. Non voglio sentir parlare di “ristori formativi” perché questo denota una provvisorietà che interviene sul breve termine. Il Governo, invece, deve mettere i comuni nella condizione di poter rispondere davvero ai nuovi bisogni come impiegare personale più preparato e creare ambienti che si adattano alle nuove metodologie didattiche. Servono, quindi, misure lungimiranti per dimostrare che questa pandemia ci ha insegnato qualcosa».

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