Dialoghi di Trani, ieri gli incontri online sulla cultura e sul rapporto Cina-America

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Tra gli incontri che si sono svolti ieri all’interno della rassegna I Dialoghi di Trani si segnalano il primo che ha visto come relatori Massimo Bray, Nicola Lagioia, Annalisa Rossi e Pietro Del Soldà; il secondo con Giovanna Botteri, Federico Rampini  e Giorgio Zanchini.

Nel dialogo “Un fondo europeo per la cultura: come ritrovare il senso della comunità” i relatori hanno gettato le basi per la cultura del futuro, senza dimenticare quanto accaduto durante l’emergenza Coronavirus. «Durante il picco della pandemia – ha detto lo scrittore Nicola Lagioia – abbiamo visto gli operatori culturali attivi per non far fermare un intero settore. Addirittura alcuni librai si sono affidati alle edicole che sono restate aperte per vendere i libri. Quindi, penso che l’Italia sia un esempio da seguire come industria culturale, ma il quadro istituzione è molto fragile e andrebbe rafforzato. Per questo il Covid può essere un’occasione per fare una piccola rivoluzione».

«Bisogna ricominciare a parlare di patrimonio culturale dal basso – ha sostenuto Annalisa Rossi, soprintendente presso la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Puglia, Basilicata e Lombardia – per fare in modo che tutti possano accedere alla conoscenza».

Massimo Bray, invece, si è soffermato sugli aspetti che bisogna modificare a livello culturale: «Il capitalismo finanziario non è il futuro del Paese – ha detto il presidente dell’Istituto Treccani -. Bisogna, invece, ricostruire lo stato sociale per dare a tutti le stesse opportunità, ad esempio, a livello scolastico. Durante il lockdown 1 milione di studenti non hanno avuto accesso alla scuola digitale e questo è assurdo».

Nel secondo incontro, sempre online, si è parlato della sfida futura tra Cina e America: «Già con le Olimpiadi del 2008 la Cina aveva iniziato a rincorrere l’America e il complesso di superiorità di Xi Jinping ha portato verso questa strada – ha detto il giornalista di Repubblica Federico Rampini -. Ed è stato proprio lui a teorizzare la superiorità del modello cinese. Ovviamente questa ascesa della Cina sta minacciando gli Usa anche perché le organizzazioni che sono nate in seno all’America piano piano sono invase dai cinesi».

Ma quali sono le sfide che toccano queste due potenze? E qual è il ruolo dell’Europa in questa diatriba? «Per l’Europa il modello da seguire è sempre stato l’America: abbiamo letto la loro letteratura, visto i loro film e ascoltato la loro musica. Adesso, invece, bisogna relazionarsi con criteri diversi anche con la Cina ed è questa la grande sfida. Lo scenario futuro non può prescindere dalla Cina ma la vera sfida è trovare un terreno di incontro e non di scontro».