Derby del 2010, il Tribunale di Trani condanna Comune di Molfetta e club a risarcire Di Ronzo: «Perse l’occhio per loro responsabilità»

A distanza di undici anni e mezzo da quel drammatico pomeriggio del 2 maggio 2010, giustizia è fatta per Alessandro Di Ronzo, l’allora 29enne tifoso del Trani copito al volto da una spranga di ferro lanciata da una mano rimasta ignota all’interno dello stadio di Molfetta.

Lì si era da poco concluso l’incontro di calcio valido per i play-off campionato di Eccellenza tra la formazione locale ed il Trani.

A seguito dell’impatto con quel corpo contundente, Di Ronzo perse l’uso dell’occhio colpito e avviò, con la famiglia, una causa penale sfociata in un nulla di fatto fra non luoghi a procedere e prescrizioni.

È andata invece avanti quella civile, all’esito della quale il giudice unico del Tribunale di Trani, Laura Cantore, ha condannato in solido la società Monopoli 1966 srl, (già Associazione sportiva Liberty Molfetta e prima ancora Associazione sportiva dilettantistica Liberty Molfetta), nella persona del legale rappresentante pro tempore, ed il Comune di Molfetta, nella persona del sindaco pro tempore, al pagamento in favore di Di Ronzo di una congrua somma per spese mediche, oltre interessi e rivalutazione monetaria, a titolo di risarcimento per il danno permanente subito.

I convenuti sono stati inoltre condannati in solido al pagamento delle spese di giudizio in favore dei difensori di Di Ronzo, gli avvocati Luigi Barbera e Sergio Strippoli, che hanno notificato alle parti la sentenza e attendono di conoscere se la stessa sarà appellata o vi faccia seguito una richiesta di transazione.

Inammissibile, invece la domanda di condanna nei confronti di un terzo convenuto, Nicola Canonico, rappresentante legale pro tempore della Liberty Molfetta, per difetto di legittimazione passiva poiché, alla data di quel 2 maggio 2010, già non era più presidente dell’Associazione sportiva Liberty, essendosi l’associazione trasformata in altro soggetto con altra ragione sociale.

Il provvedimento, nelle cui 16 pagine si ripercorrono anche quei drammatici istanti dell’incidente di cui Di Ronzo fu vittima, trovandosi nel posto sbagliato al momento sbagliato, denota la ferma volontà del giudice civile di portare a compimento un percorso ad ostacoli che, dopo il nulla di fatto della causa penale, ha però fatto leva proprio sui numerosi elementi di quella per dimostrare la responsabilità oggettiva delle due persone giuridiche convenuta nel giudizio, condannandole al pagamento delle relative spese.

«Tale responsabilità fa capo ad entrambi i convenuti – scrive con chiarezza il giudice -: alla società sportiva in quanto custode dello stadio ed organizzatrice della manifestazione; al Comune in quanto non esonerato dall’obbligo di vigilanza sulla corretta osservanza delle regole poste alla base dell’autorizzazione in favore della società sportiva».

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