Darsena, 2.500 euro per portare via la piattaforma. Ma, dopo un mese, è ancora lì

La gloriosa piattaforma galleggiante, ormai ridotta a rudere, sta per abbandonare definitivamente la darsena comunale. Lo si evince dall’esito dell’avviso pubblico esplorativo per la manifestazione di interesse all’acquisto, previo smontaggio e trasporto in altro luogo, del manufatto.

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Il dirigente dell’Area urbanistica, demanio e ambiente, Andrea Ricchiuti, ha preso atto delle proposte pervenute e affidato l’incarico di sgomberare quella parte del porto alla società Cantiere navale di Michele Cappelluti, di Molfetta, che ha presentato una offerta economicamente più vantaggiosa rispetto a quella pervenuta dalla Nuova oceanus orca, di Trani.

La Cappelluti verserà 2.500 euro al Comune di Trani e, nei prossimi giorni, avrà la piena disponibilità della piattaforma che dovrà smontare e trasportare in altro luogo, «liberando lo specchio d’acqua su cui è ormeggiata da qualsiasi struttura, opera e magistero presente», si legge nella determinazione dirigenziale.

Evidentemente l’operatore economico ha ritenuto che il materiale che ricaverà dalla demolizione del manufatto avrà un valore sul mercato superiore alla somma che si è impegnato a versare nelle casse di Palazzo di città.

Ma c’è un problema: l’affidamento è del 15 maggio, ma dopo un mese la piattaforma è ancora lì.

La piattaforma galleggiante finora era stata oggetto di rimozione delle vetrate in plexiglass, ma non della copertura sovrastante. Si sarebbe anche dovuto sostituire il catenario, ormai gravemente danneggiato, non prima di averla trasferita dalla banchina di via Statuti Marittimi, ove è tuttora ormeggiata, a quella del molo Santa Lucia, presso la quale sarebbero dovuti avvenire i lavori, di cui era progettista e direttore degli l’ingegner Vito Sciruicchio. Ma si era nel 2020, arrivò il covid e non se ne fece più nulla.

La piattaforma galleggiante, nata come semplice pedana per la sola accoglienza di barche da diporto, fu invece utilizzata in passato come ristorante, sala mostre e conferenze, servizi alla collettività. Poi l’abbandono ed il degrado.

A febbraio 2020 un’ispezione subacquea aveva accertato una evidente carenza di ancoraggi e la difficoltà operativa di procedere alla riparazione e/o sostituzione delle catene di ancoraggio, a causa della presenza di circa 80 centimetri di sedimenti sui corpi morti di fondo, nonché del diffuso stato di ossidazione degli attacchi sul perimetro metallico della piattaforma galleggiante. L’intervento veniva ritenuto urgente «per evitare danni alle imbarcazioni circostanti in caso di rottura delle ultime catene rimaste a vincolo della piattaforma». A dispetto dell’urgenza, sono trascorsi altri quattro anni.

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