«Danno erariale»: la Corte dei conti condanna tre dipendenti del Comune di Trani. Addebiti ridotti rispetto alle richieste, ma tutti proporranno appello

La Sezione giurisdizionale per la Puglia della Corte dei Conti (presidente relatore Daddabbo, a latere Iacobino e Decorato) ha condannato il funzionario dell’Ufficio ragioneria del Comune di Trani, Sergio De Feudis, al pagamento di una somma di poco più di 89.000 euro. Condanne anche per il funzionario dell’Ufficio appalti, Edoardo Savoiardo, e per l’ex dirigente e comandante della Polizia locale, Antonio Modugno: in via sussidiaria dovranno risarcire ciascuno un danno di 18.200 euro in favore del Comune di Trani.

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La vicenda è quella per cui la Procura erariale contestava agli imputati di avere ingiustificatamente fatto uscire dalle casse comunali, fra il 2009 ed il 2014, la somma complessiva di quasi 674.000 euro, di cui 508.000 in favore della Vigilanza notturna tranese e 165.000 per la cooperativa Un amico per Trani, senza che queste avessero reso alcuna prestazione in favore del Comune.

Tale procedimento si è sviluppato parallelamente a quello penale, che vede gli stessi tre imputati, più altri, a processo presso il Tribunale di Trani nell’ambito dell’inchiesta «Sistema Trani», giunta ormai alle battute finali e della quale si avvicina la requisitoria del Pubblico ministero.

Gli accertamenti svolti dalla Guardia di finanza puntavano a dimostrare l’alterazione informatica di impegni di spesa che, sebbene all’inizio legittimamente assunti, erano stati successivamente aumentati nel loro importo rispetto alle originali attestazioni copertura finanziaria.

Inoltre, la creazione ad hoc di impegni di spesa che, seppure agganciati a livello informatico a determinazioni dirigenziali riguardanti i fornitori del servizio, non trovavano corrispondenza con le attestazioni di copertura finanziaria.

A De Feudis venivano contestate alterazioni e manomissioni informatiche operate con le sue credenziali, anche su altri pc dell’ufficio. A Modugno e Savoiardo di non avere svolto con diligenza le proprie funzioni. In tal modo si creava il danno erariale.

Ciononostante, a seguito di un’ordinanza istruttoria del 2020, era stata prodotta in giudizio una prima relazione della Guardia di Finanza in cui si quantificavano in poco più di 160.000 euro gli importi fatturati privi di corrispondenza con i rapporti di servizio.

De Feudis, a sua volta, produceva una perizia di parte per dimostrare che gli importi fatturati corrispondevano a prestazioni di lavoro effettivamente rese dagli addetti alla vigilanza: ne scaturiva un ulteriore controllo, all’esito del quale il collegio ha accertato che, dall’esame sia dei rapporti di servizio, sia degli ordini di servizio, l’ingiustificato maggiore importo a carico di De Feudis di poco superiore ai 24.000 euro.

Infatti, al danno erariale residuale importante, rispetto all’accusa di partenza, «si contrappone – si legge in sentenza – il vantaggio conseguito dall’amministrazione per avere comunque utilizzato il servizio di vigilanza effettuato dalla cooperativa, la cui utilità non è stata contestata dal requirente».  

Anna Barresi, ex consigliere comunale e moglie di De Feudis, commenta parlando di «un altro grande passo avanti verso la verità. L’accusa di danno è stata praticamente smontata ed i difensori di mio marito (gli avvocati Emanuele Tomasicchio e Giacomo Tarantini,  ndr) sono riusciti a dimostrare  in maniera analitica che le somme pagate dal Comune alle due cooperative sono sempre state erogate a fronte di prestazioni effettivamente rese dai due appaltatori. Sicché, appare chiara anche l’estrema sommarietà delle indagini svolte, che hanno avuto ripercussioni gravissime sulla nostra famiglia, oltre che risultare, in ogni caso, sommamente sproporzionate rispetto a quanto poi oggetto di  accertamento in sentenza».

I due legali, in ogni caso, appelleranno la sentenza «poiché la Corte, con decisione che si ritiene ingiusta ed erronea,  ha ritenuto di aggiungere, con argomentazioni opinabili, un ulteriore importo pari all’utile che le imprese appaltatrici avrebbero conseguito». Ed in questo caso si giungerebbe a 89.000 euro.

Anche l’avvocato Isabella Tritta, difensore di Modugno e Savoiardo, preannuncia appello perché, «pur essendosi fortemente ridotto l’originario addebito da oltre 500.000 ad appena 18.000 euro, e peraltro in via sussidiaria, siamo certi di ottenere il definitivo riconoscimento di una totale carenza di responsabilità, manifestamente insussistente sotto ogni profilo e neanche a titolo di mera colpa».

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