Contratto di quartiere, la Cassazione annulla un maxi sequestro per equivalente del Tribunale di Trani per quasi 7 milioni

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La Seconda sezione della Corte di Cassazione, con ordinanza dello scorso 10 novembre, ha annullato, con rinvio al Tribunale di Trani in quanto organo competente, un’ordinanza emanata il 27 gennaio 2020 dallo stesso Tribunale di Trani, in funzione di Tribunale del riesame. Il provvedimento faceva riferimento all’istanza di riesame presentata da alcuni indagati avverso il decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip presso il Tribunale di Trani il 19 novembre 2019.

La vicenda riguarda il contratto di quartiere Sant’Angelo, vale a dire il programma urbanistico realizzato all’interno di quell’area e per effetto del quale si era proceduto al sequestro di beni di alcuni fra costruttori e funzionari comunali. Il procedimento penale ebbe origine da una denuncia del Commissario straordinario del Comune di Trani, Maria Rita Iaculli, del 1mo giugno 2015.

Le indagini furono assegnate al sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Silvia Curione, e svolte dalla Guardia di finanza quale organo di Polizia giudiziaria.
Furono indagati per truffa in concorso due ex segretari generali, Vincenzo Lullo e Luca Francesco Paolo Russo, due ex dirigenti comunali, Giuseppe Affatato e Antonio Modugno, e i tre costruttori convenzionati con il Comune, Cosimo Damiano Manna, Gerardo Graziano e Giambattista Scaringi, insieme con le rispettive aziende.

L’accusa era di avere cagionato, a vario titolo, un danno patrimoniale di rilevante gravità nei confronti del Comune di Trani, a causa della mancata corresponsione all’ente degli oneri a vario titolo dovuti e senza la prestazione di idonee garanzie.
Il Pubblico ministero chiese al Giudice delle indagini preliminari l’emissione di un sequestro per equivalente, per complessivi 6.727.000 euro, in danno degli indagati. La richiesta fu rigettata, in data 2 novembre 2018, dal Gip Rossella Volpe, che ritenne i reati prescritti.
Gli atti furono ritrasmessi alla Procura per una eventuale, nuova formulazione delle accuse e, dopo un anno, un altro sostituto, il dottor Marcello Catalano, richiese nuovamente il sequestro per equivalente ad un Gip, il dottor Ivan Barlafante, che accolse la richiesta e dispose la misura reale in danno degli indagati. Il giudice, infatti, ritenne che i reati fossero permanenti e, pertanto, non coperti da prescrizione.

Avverso questo provvedimento i legali degli indagati proposero ricorso al Tribunale del riesame di Trani, con articolate motivazioni. Il Riesame (presidente Chiddo, a latere Pedone e Gasparre) il 27 gennaio 2020 accolse parzialmente i ricorsi presentati, mantenendo ferma, in ogni caso, l’impostazione accusatoria del Pubblico ministero.
Avverso il provvedimento del Riesame di Trani hanno proposto ricorso per cassazione i soli Vincenzo Lullo, difeso dall’avvocato Giangregorio De Pascalis, e Gianbattista Scaringi, difeso dall’avvocato Antonio Florio.

Fissata una prima udienza innanzi alla Quinta sezione, gli atti sono stati trasmessi alla Seconda, per competenza, essendo stato contestato il solo reato contro il patrimonio.
All’udienza dello scorso 10 novembre, presente il solo avvocato Florio, la Corte di Cassazione, ha accolto il ricorso ed annullato l’ordinanza del 27 gennaio 2020, rinviando il procedimento ad altra sezione del Tribunale del Riesame di Trani. Entro novanta giorni avverrà il deposito delle motivazioni.