«Chiavi della città», precisata la contestazione dell’abuso d’ufficio: udienza preliminare aggiornata al 9 aprile per la replica delle difese

Il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Francesco Aiello, recependo l’invito del Giudice dell’udienza preliminare Ivan Barlafante, al termine dell’udienza dello scorso 15 febbraio, ha precisato i capi di imputazione K, L e N, in merito all’abuso d’ufficio, nell’ambito del procedimento «Chiavi della città», che ipotizza intrecci penalmente rilevanti fra calcio e politica per fatti commessi fra 2016 e 2017.

La riformulazione dell’imputazione si è resa necessaria alla luce della novella con cui la Corte di Cassazione ha sostituito la «violazione di legge o regolamento» con «di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge, o da atti aventi forza di legge, e dalle quali non residuano margini di discrezionalità».

Oggi si è tenuta la nuova, prevista udienza preliminare nella quale il Gup ha preso atto dell’integrazione dei capi di imputazione in questione alla luce della riforma dell’abuso d’ufficio, rinviando così l’udienza al prossimo 9 aprile 2021 per la discussione delle difese.

Le precisazioni dei capi d’accusa riguardano soltanto alcuni degli imputati: il sindaco, Amedeo Bottaro; gli ex dirigenti della Vigor Trani Alberto Altieri e Michele Amato; il dirigente della Polizia locale, Leonardo Cuocci Martorano; il dipendente comunale, Pasquale Ferrante; l’ex consigliere comunale, Diego Di Tondo. Per tutti il Pm conferma, pur precisando i rispettivi capi d’accusa, l’ipotesi sostanziale dello sviamento di potere contro gli interessi del Comune di Trani.

La richiesta di rinvio a giudizio, per altri capi d’accusa non oggetto di precisazioni, è anche nei confronti dell’ex presidente delbari, Cosmo Antonio Giancaspro, del dirigente calcistico Michele Bellomo, dell’imprenditore Emanuele Mosconi, dell’ex segretario generale Carlo Casalino.

Le indagini hanno fatto emergere «l’esistenza di un comitato di affari illeciti, gestito da Giancaspro – è stato spiegato all’epoca dell’applicazione delle misure cautelari a carico di alcuni degli odierni imputati -, finalizzato all’ottenimento di appalti pubblici a Trani, in cambio di una strumentale e occulta sponsorizzazione della locale squadra di calcio, realizzata con liquidità provenienti da distrazioni ai danni di altre società riconducibili al gruppo societario del medesimo Giancaspro, tra cui il Bari calcio».

L’abuso d’ufficio contestato è legato ad una delibera di giunta per l’affidamento in concessione dello stadio comunale in favore della società Vigor Trani, che la pubblica accusa ipotizza fosse in mano a Giancaspro, in cambio di appalti in città ventilati in alcune intercettazioni telefoniche ma mai concretizzatisi in alcunché.