«Chiavi della città», il 27 ottobre sarà processo per sette. Ma senza l’abuso d’ufficio tre sono già prosciolti

Il Giudice per l’udienza preliminare presso il Tribunale di Trani, Ivan Barlafante, ha dichiarato il non luogo a procedere relativamente all’accusa di abuso d’ufficio, per ché il fatto non sussiste, nei confronti degli imputati nel procedimento «Chiavi della città», che ipotizza intrecci penalmente rilevanti fra calcio e politica per fatti avvenuti fra 2016 e 2017.

Escono già di scena da prosciolti, pertanto, in quanto caduta l’unica accusa a loro carico, l’allora dirigente del Settore sport, Leonardo Cuocci Martorano (difeso da Salvatore Pasquadibisceglie), il funzionario di quell’ufficio, Pasquale Ferrante (difeso da Maurizio Sasso), e l’ex consigliere comunale Diego Di Tondo (difeso da Mario Malcangi).

L’accusa di concorso in abuso d’ufficio riguardava anche il sindaco, Amedeo Bottaro (difeso da Mario Malcangi), ed il presidente e vice presidente del Trani, rispettivamente Michele Amato (difeso da Gianfranco Schirone) e Alberto Altieri (difeso da Amleto Carobello e Fabrizio Capano), tutti prosciolti per quella sola ipotesi.

I tre, però, restano imputati per i reati di concorso in peculato insieme con l’altro dirigente biancoazzurro, Michele Bellomo. E Bottaro, insieme con il segretario generale dell’epoca, Carlo Casalino, anche per quello di falso.

Restano in piedi le altre ipotesi a carico degli altri imputati, a cominciare dall’ex presidente del Bari Cosmo Antonio Giancaspro. Insieme con lui, rinvio a giudizio per l’imprenditore Emanuele Mosconi e per i già citati Amato, Altieri, Bellomo, Bottaro e Casalino, come detto al netto dell’abuso d’ufficio.

Le indagini hanno fatto emergere «l’esistenza di un comitato di affari illeciti, gestito da Giancaspro – è stato spiegato all’epoca dell’applicazione delle misure cautelari a carico di alcuni degli odierni imputati -, finalizzato all’ottenimento di appalti pubblici a Trani, in cambio di una strumentale e occulta sponsorizzazione della locale squadra di calcio, realizzata con liquidità provenienti da distrazioni ai danni di altre società riconducibili al gruppo societario del medesimo Giancaspro, tra cui il Bari calcio».

L’ipotesi decaduta di abuso d’ufficio era legata ad una delibera di giunta per l’affidamento in concessione dello stadio comunale in favore della società Vigor Trani, che la pubblica accusa ipotizza fosse in mano a Giancaspro, in cambio di appalti in città ventilati in alcune intercettazioni telefoniche ma mai concretizzatisi in alcunché.

Il Gup si è riservato 30 giorni per la motivazione. La prima udienza del processo si terrà il prossimo 27 ottobre.